Un dato che fotografa un problema di salute pubblica in crescita, soprattutto tra le più giovani. Secondo i dati Istat presentati all'Italian Barometer Obesity Forum, in dieci anni l'obesità tra le donne under 34 è aumentata del 75%, come riferisce l'ANSA.
Il numero chiave
Tra le donne di età compresa fra i 18 e i 34 anni la quota di obesità è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% del 2025. Un incremento del 75% che colpisce in modo particolare la fascia più giovane della popolazione femminile. Tra i coetanei uomini la crescita è stata sensibilmente inferiore, pari al 35% (dal 4,6% al 6,2%): un divario di genere che gli esperti considerano significativo.
Non solo le più giovani
Il fenomeno riguarda anche le altre fasce d'età. Tra i 35 e i 44 anni l'obesità è salita dall'8,5% al 10,3%, mentre tra i 45 e i 54 anni si è passati dall'11,1% al 12,5%. Preoccupa in particolare la situazione dei più piccoli: il 26% dei minori tra i 3 e i 17 anni è in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini di 3-10 anni. Sul piano territoriale, il Molise guida la classifica con il 14%, seguito da Puglia, Sicilia e Campania.
Le disuguaglianze sociali
I numeri raccontano anche una questione sociale. Come sottolinea Roberta Crialesi dell'Istat, l'eccesso di peso colpisce più chi ha meno risorse economiche (27,6% nelle famiglie in difficoltà contro il 24,9% di quelle più agiate) e un livello di istruzione più basso (33,8% con genitori poco istruiti contro il 20,3% con genitori laureati). L'obesità, insomma, non è distribuita in modo uniforme, ma segue le linee delle disuguaglianze.
Un problema di salute, non solo estetico
Gli esperti insistono sul fatto che l'obesità è una malattia complessa, che investe più sistemi dell'organismo. Come ricorda Paolo Sbraccia, presidente della Ibdo Foundation, è associata a diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, e nelle donne giovani triplica il rischio di infertilità. Un motivo in più, avvertono i medici, per intervenire con politiche di prevenzione, a partire dalla lotta alla sedentarietà e da una corretta alimentazione, e per affrontare il fenomeno senza stigmatizzare chi ne è colpito.



