Guarda ai suoi primi trent'anni con lo sguardo rivolto al futuro. Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino si prepara al trentennale, che cadrà tra il 2029 e il 2030, con nuove acquisizioni e un progetto di rilancio, come riferisce l'ANSA.

Le nuove opere

Sotto la direzione di Luca Mana, la fondazione ha arricchito le collezioni con una serie di acquisizioni che spaziano dal medioevo al Novecento. Tra le opere entrate nel percorso museale ci sono una Natività del 1500 circa di ambito vercellese, riferita alla famiglia Oldoni, un trittico con Crocifissione e Santi della Bottega degli Embriachi (1390-1400) e porcellane della manifattura Ginori di Doccia del Settecento, tra cui tazze e una tazzina traforata. Si aggiungono quattro bozzetti di Francesco Gonin, preparatori per gli affreschi del Palazzo Reale di Torino, e il Ritratto della madre di Carlo Levi, dipinto dall'artista nel 1930. Opere già visibili con il normale biglietto d'ingresso.

Un museo che si rinnova

Accanto alle acquisizioni, il museo lancia un progetto di rilancio che punta molto sull'accessibilità e sulla tecnologia. È stata realizzata una nuova webapp per la visita, disponibile in 63 lingue, pensata per accogliere un pubblico sempre più internazionale. Il progetto nasce anche da una collaborazione con la startup finlandese Reveel, chiamata a migliorare l'esperienza dei visitatori.

Il Complesso di Sant'Antonio

Tra le linee del rilancio c'è poi il recupero del Complesso di Sant'Antonio, destinato a diventare un nuovo spazio culturale aperto alla città. Un intervento che allarga il raggio d'azione del museo oltre le sue sale storiche, nell'ottica di un'istituzione più presente nel tessuto urbano di Torino.

Un patrimonio da valorizzare

Il Museo Accorsi-Ometto, dedicato alle arti decorative, custodisce mobili, dipinti, porcellane e oggetti d'arte che raccontano il gusto e l'artigianato di secoli diversi. Il traguardo dei trent'anni diventa così l'occasione per fare il punto e rilanciare, unendo la cura del patrimonio storico all'apertura verso nuovi pubblici e nuovi strumenti. Un modo per mantenere vivo, e attuale, il dialogo tra la bellezza del passato e i visitatori di oggi.