Il rinvio a giudizio

Terremoto giudiziario sulla Federcalcio argentina (AFA) nel pieno dei Mondiali. Il presidente Claudio «Chiqui» Tapia è stato rinviato a giudizio insieme al tesoriere federale Pablo Toviggino per presunta evasione fiscale, come riporta l'ANSA. Una precisazione doverosa: il rinvio a giudizio non è una condanna — varrà la presunzione di innocenza fino all'esito del processo.

Le accuse

Secondo i giudici argentini, esisterebbero elementi sufficienti per procedere su due capi d'imputazione legati al mancato versamento di imposte e di contributi previdenziali, contestati in decine di episodi. L'importo complessivo contestato, riferito dall'ANSA, supererebbe i 19 miliardi di pesos (diversi milioni di euro). La difesa di Tapia avrebbe sostenuto che i versamenti, pur tardivi, erano stati effettuati su base volontaria entro i termini — tesi che in questa fase il tribunale non ha ritenuto sufficiente ad archiviare il caso.

Il tempismo: durante i Mondiali

A rendere la vicenda ancora più clamorosa è il contesto: il provvedimento è arrivato mentre Tapia si trovava all'estero al seguito della nazionale, impegnata nel Mondiale. Un doppio fronte — sportivo e giudiziario — che mette l'AFA sotto i riflettori internazionali nel momento di massima attenzione mediatica sull'Albiceleste.

Chi è Tapia e cosa succede ora

Presidente dell'AFA dal 2017, Tapia ha legato il suo nome alla stabilità tecnica della nazionale culminata nel trionfo mondiale del 2022. Figura divisiva, ha raccolto consensi per i successi sportivi e critiche per la gestione amministrativa. Allo stato attuale mantiene la carica: in Argentina, come in Italia, il rinvio a giudizio non comporta decadenza automatica. Sarà il processo a stabilire la fondatezza delle accuse. Intanto, in un Paese dove il calcio è religione civile, l'immagine del massimo dirigente federale sotto processo mentre la nazionale gioca per il titolo è uno scenario che il fútbol argentino avrebbe voluto evitare.