La provocazione

Un film "fatto dall'intelligenza artificiale", ma senza intenti polemici. Come riporta The Hollywood Reporter, l'attrice Jodie Foster ha usato questa espressione parlando del film "F1", diretto da Joseph Kosinski e interpretato da Brad Pitt, nel corso di una conversazione all'Aspen Ideas Festival del 2 luglio, in un panel dedicato al futuro di Hollywood insieme all'ex vertice di Sony Pictures Michael Lynton.

Cosa intendeva

Foster ha chiarito subito di non voler sminuire il film: la sua, ha spiegato, non era una critica dispregiativa. Il punto, semmai, riguardava la struttura del racconto, che a suo avviso ricalca in modo esatto gli schemi che si imparano nelle scuole di cinema, con battute e tempi così perfettamente calibrati da sembrare calcolati da un algoritmo per ottenere l'effetto giusto in ogni momento. Non un film prodotto davvero dall'IA, dunque, ma un esempio di quanto le convenzioni narrative dominino anche le grandi produzioni.

Il successo del film

Proprio per questo l'osservazione non intacca i risultati della pellicola, che l'attrice stessa ha riconosciuto: "F1" ha incassato molto al botteghino e ha raccolto quattro candidature agli Oscar. La riflessione di Foster punta piuttosto altrove, sul rischio di un cinema sempre più standardizzato, in cui la prevedibilità della scrittura diventa quasi indistinguibile da ciò che una macchina potrebbe generare.

Il nodo dell'IA a Hollywood

Il commento si inserisce in un dibattito più ampio, quello sull'impatto dell'intelligenza artificiale nell'industria cinematografica. Foster ha riconosciuto la portata dirompente di queste tecnologie, evocando anche i timori sul fronte del lavoro — come la possibile sostituzione di figure e comparse con strumenti digitali. Una discussione che attraversa Hollywood e che il caso "F1", suo malgrado, ha contribuito a rendere ancora più concreta.