La sentenza di primo grado
Sono passati quasi otto anni dal crollo che spezzò in due la città di Genova, e per la prima volta un tribunale ha scritto un verdetto. Il Tribunale di Genova ha condannato Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, a 12 anni di reclusione per il crollo del Ponte Morandi, la tragedia che il 14 agosto 2018 provocò 43 morti. La procura aveva chiesto per lui 18 anni e 6 mesi, la pena più alta tra tutti gli imputati.
Trentadue condanne, venticinque assoluzioni
Il quadro complessivo restituisce un processo enorme, con decine di imputati e capi di imputazione che vanno dall'omicidio semplice all'omicidio stradale, fino al crollo colposo. In tutto i giudici hanno pronunciato 32 condanne, per un totale che sfiora i 200 anni di carcere, mentre 25 posizioni si sono chiuse tra assoluzioni e prescrizioni.
Oltre a Castellucci, tra le pene più pesanti figurano quelle inflitte a Michele Donferri Mitelli, condannato a 11 anni, e a Paolo Berti, a 5 anni e 6 mesi. Cinque anni e sei mesi anche per l'ex dirigente Emanuele Galatà, mentre altri manager e tecnici hanno ricevuto condanne comprese tra pochi mesi e diversi anni. Va ricordato che si tratta di un giudizio di primo grado: per gli imputati vale la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, e sono attese le impugnazioni.
Le difese e i familiari delle vittime
Le difese hanno espresso disappunto per l'impianto accusatorio, sostenendo che i propri assistiti siano stati ritenuti responsabili senza un nesso diretto con il cedimento della struttura. Per i familiari delle 43 vittime, riuniti in comitato fin dai primi giorni dopo il disastro, la sentenza rappresenta un passaggio atteso da anni, pur nella consapevolezza che il percorso giudiziario è ancora lungo.
Che cosa succede ora
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane e chiariranno il ragionamento con cui il collegio ha distribuito responsabilità e pene. Da lì partiranno i ricorsi in appello, in un iter che difficilmente si concluderà a breve. Intanto Genova convive da tempo con il nuovo viadotto, il ponte San Giorgio inaugurato nel 2020 al posto del Morandi: un'infrastruttura che ha ricucito la viabilità della città, ma non il vuoto lasciato da quella mattina di agosto.



