Quanto ha pesato il territorio italiano nella guerra tra Stati Uniti e Iran? La domanda, finora rimasta sullo sfondo, è esplosa il 24 giugno dopo le parole del segretario generale della NATO, Mark Rutte, che ha attribuito alle basi americane in Italia un ruolo di primo piano nell'operazione statunitense contro Teheran. Una ricostruzione che il governo italiano ha immediatamente ridimensionato.
Cosa ha detto Rutte
In un'intervista a Fox News, Rutte ha affermato che 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi in Italia per supportare l'offensiva contro l'Iran — l'operazione indicata come «Epic Fury» — inserendola in un quadro europeo più ampio, con un totale stimato tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo dall'intero continente. È quanto riportano Il Sole 24 Ore e l'Adnkronos.
Le dichiarazioni sono pesanti perché toccano un nervo scoperto: l'uso del territorio italiano — basi come Aviano, in Friuli, e Sigonella, in Sicilia — per operazioni militari, una materia regolata da accordi bilaterali e dai trattati dell'Alleanza atlantica.
La replica di Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rapidamente contestato la lettura del segretario NATO. Riferendo in Parlamento, ha spiegato che l'Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche, logistiche e di supporto previste dagli accordi esistenti, e non voli «cinetici», cioè missioni di combattimento o di attacco. Secondo quanto riportato dall'Adnkronos, Crosetto ha definito «fallace» il messaggio veicolato da Rutte, esprimendo sorpresa per il fatto che il segretario generale — che, ha osservato, «non ha nulla a che vedere» con l'operazione Epic Fury — abbia confuso le tipologie di voli autorizzati.
La posizione del ministero, ribadita anche da L'Espresso, è netta: l'Italia consente solo i voli previsti dai trattati, che escludono qualsiasi attività offensiva diretta.
La precisazione della NATO e lo scontro politico
Per smorzare la polemica è intervenuta la stessa NATO, precisando — secondo le ricostruzioni delle agenzie — che il segretario generale intendeva sottolineare come gli alleati, Italia inclusa, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali già esistenti su basi e sorvoli, senza che ciò implichi un coinvolgimento diretto nelle azioni di attacco.
La precisazione non ha però spento il dibattito politico. Le opposizioni, in particolare esponenti dell'Alleanza Verdi e Sinistra, hanno colto le parole di Rutte per accusare il governo di aver di fatto reso l'Italia parte attiva della guerra contro l'Iran, chiedendo che l'esecutivo riferisca con chiarezza in aula. La maggioranza, dal canto suo, si è stretta attorno alla versione di Crosetto.
Cosa resta da chiarire
La distanza tra le due versioni è sostanziale e ruota attorno a un punto tecnico ma decisivo: cosa si intenda per "supporto". Un conto è ospitare voli logistici, di rifornimento o di sorveglianza previsti dagli accordi; un altro è far decollare aerei impegnati direttamente nell'attacco. Allo stato, sui contorni precisi delle 500 missioni citate da Rutte le versioni divergono e mancano riscontri ufficiali condivisi: una zona grigia su cui, prevedibilmente, si concentrerà il confronto parlamentare nei prossimi giorni.



