Gli europei vogliono cambiare

In Svezia il 94% dei cittadini vuole che l'UE investa di più nelle proprie infrastrutture digitali. In Finlandia il 93%, in Danimarca il 92%. Sono numeri che colpiscono, raccolti in un sondaggio citato da Euronews e pubblicato il 24 giugno 2026: la fotografia di un'Europa che non si fida più, o non abbastanza, dei fornitori tecnologici stranieri.

L'indagine mostra che in Germania, Danimarca, Finlandia e Lussemburgo l'87% degli intervistati vorrebbe ridurre la dipendenza da tecnologie non europee (in Svezia si arriva all'88%). Tre quarti dei danesi (76%) sarebbero disposti a pagare di più pur di affidarsi a soluzioni europee. Il dato più basso si registra in Estonia (35%), paese pure tra i più digitalizzati d'Europa. Le motivazioni cambiano: in Grecia, Finlandia e Svezia prevalgono sicurezza e affidabilità (tra il 64% e il 68%); in Austria, Paesi Bassi, Irlanda e Portogallo è la protezione dei dati personali (fino al 57%).

Perché il tema è diventato urgente

Il punto di partenza è netto: secondo i dati riportati da Euronews, circa l'80% delle infrastrutture e tecnologie digitali usate in Europa proviene da paesi non UE. Significa che il cloud su cui girano sanità pubblica, banche e sistemi critici di molti Stati membri è spesso gestito da Amazon Web Services, Microsoft Azure o Google Cloud — aziende soggette alla legislazione statunitense, incluso il Cloud Act del 2018, che consente alle autorità USA di accedere a dati conservati all'estero.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni — dalla guerra in Ucraina ai dazi commerciali, fino alle frizioni con la Cina — hanno trasformato questa dipendenza da questione tecnica a rischio strategico. Il timore del cosiddetto kill switch, la possibilità che un governo straniero interrompa l'accesso a servizi critici, è passato dalla teoria ai tavoli dei ministeri.

Cosa fa Bruxelles

Sul piano politico l'Unione si muove su più fronti, come illustra la Commissione europea: un quadro normativo uniforme per i provider cloud, una certificazione di sicurezza europea e regole che potrebbero favorire i fornitori del continente negli appalti pubblici. Resta sullo sfondo il progetto GAIA-X, lanciato nel 2020 da Germania e Francia per costruire un'infrastruttura dati federata e conforme alle norme europee, la cui attuazione procede però a rilento.

Sui chip, il Regolamento europeo sui semiconduttori (Chips Act), in vigore dal 2023, fissa l'obiettivo di portare la quota UE nella produzione mondiale al 20% entro il 2030: oggi l'Europa dipende in larga parte da Taiwan e Corea del Sud per i chip avanzati. A fare da cornice ci sono già il GDPR, il Digital Markets Act e l'AI Act, il primo regolamento mondiale sull'intelligenza artificiale.

L'Italia nel quadro europeo

Per l'Italia la posta in gioco è concreta. La Pubblica Amministrazione dipende in misura significativa da software e cloud di fornitori non europei: una dipendenza che il PNRR prova in parte ad affrontare con il Polo Strategico Nazionale, il cloud dedicato ai dati della PA gestito da un consorzio con TIM, Leonardo, Sogei e CDP. La strada verso una vera autonomia, però, è ancora lunga, e passa dalla capacità industriale del continente di produrre alternative credibili. Un processo che richiederà anni e investimenti massicci, ma che — stando ai sondaggi — i cittadini europei sembrano sempre più disposti a sostenere.