Cinque leader, un messaggio
A meno di due settimane dal vertice NATO di Ankara, in programma il 7-8 luglio 2026, i leader delle cinque principali potenze europee dell'Alleanza si sono incontrati a Berlino per costruire un fronte comune. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riunito il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro polacco Donald Tusk. L'obiettivo, secondo Al Jazeera, è presentarsi al summit con una voce sola sull'Ucraina.
Gli impegni: difesa, sanzioni, energia
Nella dichiarazione congiunta i cinque governi si sono impegnati a «sostenere ulteriormente e in maniera sostanziale l'Ucraina nella sua difesa contro l'aggressione russa, anche attraverso sanzioni e pressione economica sulla Russia», oltre al sostegno alla resilienza del settore energetico ucraino, bersaglio sistematico dei bombardamenti. I leader hanno inoltre confermato la volontà di aumentare la spesa per la difesa, anche se la dichiarazione di Berlino non ha fissato nuovi obiettivi percentuali sul PIL: un nodo che resterà centrale ad Ankara, dove i 32 Paesi membri discuteranno l'innalzamento della tradizionale soglia del 2%.
Il contesto: la guerra e la pressione di Trump
Il summit si svolge in un momento di tensione. La guerra in Ucraina è entrata nel suo quarto anno e il presidente americano Donald Trump — la cui presenza ad Ankara è confermata — ha ribadito di voler fare «tutto il possibile» per chiudere il conflitto. Una formula che gli europei leggono con cautela, temendo intese sulla testa di Kyiv. A questo si somma la storica pressione di Washington sugli alleati perché aumentino i bilanci militari: il vertice sarà il primo banco di prova di queste frizioni transatlantiche.
L'Italia e Meloni
La presenza di Giorgia Meloni a Berlino conferma la partecipazione italiana al coordinamento europeo pre-summit. Secondo Al Jazeera, Meloni e Macron hanno anche segnalato la disponibilità europea a valutare una missione militare nello Stretto di Hormuz — dossier distinto ma collegato all'agenda di sicurezza — subordinata però alla finalizzazione di un memorandum tra Stati Uniti e Iran su ispettori nucleari e beni congelati. Sul fronte della spesa per la difesa, l'adesione italiana a obiettivi più ambiziosi del 2% del PIL resta da definire.
Verso Ankara
L'incontro di Berlino può essere letto come una mossa preventiva: costruire solidarietà interna prima di sedersi al tavolo con Washington. Merz, alla guida della principale economia europea e di una Germania che ha impresso una svolta storica alla propria politica di difesa, punta a essere il principale interlocutore europeo nel negoziato atlantico. Il vertice di Ankara dirà se la compattezza ostentata a Berlino reggerà alla prova dei fatti.



