Mentre l'attenzione globale resta concentrata su Ucraina e Medio Oriente, in Asia sud-orientale si consuma da oltre cinque anni una delle guerre più sanguinose e meno raccontate del pianeta. In Myanmar, l'ex Birmania, la giunta militare e una galassia di forze ribelli si contendono il controllo del Paese, lasciando sul terreno milioni di sfollati e una popolazione stremata dalla fame.

Le origini: il golpe del 2021

Tutto comincia all'alba del 1° febbraio 2021, quando l'esercito birmano — il Tatmadaw — rovescia il governo eletto, arrestando la leader civile Aung San Suu Kyi e numerosi esponenti della Lega Nazionale per la Democrazia. I militari instaurano una giunta guidata dal generale Min Aung Hlaing, come ricostruisce il Council on Foreign Relations.

La repressione delle proteste pacifiche trasforma il dissenso in rivolta armata: nell'aprile 2021 nasce un governo parallelo, il Governo di Unità Nazionale (NUG), che a maggio annuncia la creazione di un braccio armato, le Forze di Difesa Popolare (PDF). È la data spesso indicata come inizio della guerra civile.

Gli schieramenti

Da una parte la giunta, con il suo apparato militare; dall'altra un fronte composito e non sempre coeso. Accanto al NUG e alle PDF combattono le organizzazioni armate etniche, gruppi storici attivi da decenni nelle aree di confine come l'Arakan Army o il Kachin Independence Army. Nell'ottobre 2023 un'ampia offensiva coordinata ha strappato ai militari numerose città. Non tutte le formazioni etniche sono però allineate con la resistenza: alcune mantengono una posizione autonoma.

L'escalation: la guerra aerea

Incapace di tenere il territorio a terra, la giunta avrebbe risposto con i bombardamenti. Secondo dati di fonti aperte citati da UN News, gli attacchi aerei sui villaggi si sono moltiplicati, con un pesante tributo di vittime civili: sono cifre basate su monitoraggi indipendenti, da trattare con cautela.

A gennaio 2026 il partito sostenuto dai militari ha rivendicato una vittoria schiacciante in elezioni che osservatori internazionali, gruppi per i diritti umani e diversi governi occidentali hanno bollato come una farsa, riferisce Al Jazeera. Il voto si è tenuto solo in una parte delle township del Paese.

Il bilancio umanitario

I numeri restano impressionanti. L'ONU stima che nel 2026 oltre 16 milioni di persone — tra cui 5 milioni di bambini — avranno bisogno di assistenza salvavita, come riportato da UN News. Gli sfollati interni sarebbero circa 3,6 milioni, il dato più alto mai registrato nel Paese, con proiezioni vicine ai 4 milioni nel 2026. Circa 12 milioni di persone affrontano una fame acuta, un milione delle quali a livelli di emergenza. Il bilancio complessivo delle vittime resta difficile da verificare e va riportato col condizionale.

Perché se ne parla poco

«La crisi in Myanmar è quasi invisibile. C'è davvero la sensazione, nel Paese, di essere stati dimenticati», ha dichiarato Gwyn Lewis, coordinatrice umanitaria dell'ONU, citata da UN News. Lontananza geografica, accesso negato ai giornalisti, restrizioni della giunta e la concorrenza di altre guerre più mediatiche relegano il conflitto ai margini dell'agenda globale. A complicare il quadro c'è il sottofinanziamento cronico degli aiuti, che costringe le agenzie a tagliare gli obiettivi di assistenza proprio mentre i bisogni crescono.