Gli Stati Uniti hanno deciso di allentare temporaneamente alcune delle sanzioni che da anni gravano sul petrolio iraniano. La mossa, annunciata nel quadro di un fragile percorso negoziale con Teheran, arriva dopo quelli che funzionari americani hanno definito colloqui «produttivi» e segna una svolta potenzialmente significativa per gli equilibri energetici globali, Europa compresa.
Cosa hanno deciso gli Stati Uniti
Secondo quanto riferito da Al Jazeera, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha emesso una licenza generale della durata di 60 giorni, valida fino al 21 agosto 2026, che autorizza «produzione, consegna e vendita» di petrolio di origine iraniana. La licenza copre greggio, prodotti petroliferi e petrolchimici, escludendo però le transazioni che coinvolgono soggetti già sanzionati come Corea del Nord, Cuba o i territori ucraini occupati dalla Russia.
Il provvedimento, sempre secondo Al Jazeera, darebbe attuazione a una delle condizioni contenute in un memorandum d'intesa firmato il 17 giugno tra Washington e Teheran. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito i negoziati «produttivi». Sarebbe il primo allentamento sostanziale dalla reimposizione delle sanzioni americane, e il greggio iraniano potrebbe così rientrare sui mercati globali dopo anni di marginalizzazione.
Il contesto: nucleare e Stretto di Hormuz
I colloqui mirano a consolidare un accordo più ampio. Stando alla ricostruzione americana, l'Iran si sarebbe impegnato su due fronti: garantire il transito libero nello Stretto di Hormuz — snodo cruciale attraverso cui passa una quota rilevante del greggio mondiale — e consentire l'ingresso degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).
Il testo del memorandum, ripreso da diverse testate tra cui NBC News, prevederebbe inoltre una procedura di diluizione (down-blending) dell'uranio arricchito a livelli prossimi a quelli militari, sotto supervisione AIEA, oltre a un impegno a definire un piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari per l'economia iraniana. Sono dettagli che dipendono da un'intesa ancora provvisoria e vanno presi con cautela.
Versioni contrastanti
Sul piano politico le due parti offrono letture divergenti. Teheran ha smentito alcune ricostruzioni di Washington: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato da Al Jazeera, ha respinto l'idea che l'Iran abbia «negoziato sul proprio programma nucleare» o «accettato nuovi impegni» in materia di ispezioni. Una discrepanza che invita alla prudenza: l'intesa resta reversibile, e la durata di 60 giorni segnala la natura ancora interlocutoria del processo.
Le implicazioni per i mercati e per l'Europa
L'annuncio ha avuto effetti immediati. Secondo Business Today, il greggio WTI è sceso sotto i 74 dollari al barile, ai minimi da inizio marzo: gli analisti leggono il calo come riflesso dell'attesa di maggiori volumi sul mercato e di un allentamento dei timori di tensioni in Medio Oriente.
Per l'Europa il quadro è più articolato. Le sanzioni europee resterebbero in vigore, e operatori e raffinerie dovrebbero ricostruire relazioni commerciali rimaste a lungo congelate. Per l'Italia e per il continente, fortemente dipendenti dalle importazioni, il beneficio più concreto nel breve termine potrebbe non essere tanto l'accesso diretto al greggio iraniano quanto la prospettiva di una maggiore stabilità nello Stretto di Hormuz e, di conseguenza, di prezzi energetici più contenuti. Resta però il condizionale d'obbligo: ogni elemento dell'intesa dipende dalla tenuta di un negoziato ancora aperto.



