Nell'udienza del 23 giugno 2026, davanti alla Corte d'assise di Roma, la Procura ha pronunciato la requisitoria nel processo per il sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo nel gennaio 2016. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il giovane sarebbe morto dopo atroci sofferenze, al termine di torture protratte per giorni.
Cosa ha detto il procuratore
Il pm Sergio Colaiocco ha descritto la vicenda come «l'esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza» su un uomo inerme, parlando di «tortura prolungata come strumento di dominio», riporta l'ANSA. Stando alla requisitoria, Regeni sarebbe stato torturato a più riprese durante la prigionia, in un arco di tempo di circa una settimana, secondo la sintesi de Il Fatto Quotidiano.
Nel corso dell'udienza l'accusa avrebbe mostrato le immagini della Tac eseguita in Italia, da cui — sempre secondo Il Fatto Quotidiano — sarebbero emerse numerose fratture, ben più di quanto indicato a suo tempo dai medici legali egiziani. Secondo l'ANSA, Colaiocco ha affermato che «il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini», senza chiamare i propri ufficiali a rispondere dei fatti.
È importante precisare che si tratta della tesi dell'accusa, esposta in fase di requisitoria: spetterà alla Corte valutarne la fondatezza.
Lo stato del processo
Il procedimento si svolge davanti alla Corte d'assise di Roma e si celebra in contumacia, dal momento che gli imputati non sono presenti né l'Egitto ne ha mai consentito la comparizione. La Procura ha rivendicato il valore del processo, sostenendo — secondo l'ANSA — che non avrebbe avuto luogo «se non fosse stato celebrato in Italia».
Gli imputati
Sul banco degli imputati ci sono quattro appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani, riconducibili alla National Security Agency. A tutti viene contestato il sequestro di persona pluriaggravato; a uno di loro, in particolare, sarebbero contestati anche il concorso in omicidio e le lesioni. La ripartizione precisa dei capi d'accusa per ciascun imputato resta da verificare nei dettagli.
Il contesto del caso
Giulio Regeni, che a Il Cairo studiava i sindacati indipendenti egiziani, scomparve il 25 gennaio 2016. Il suo corpo, con evidenti segni di tortura, fu ritrovato il 3 febbraio 2016 lungo una strada alla periferia della capitale egiziana, come ricostruito dall'ANSA.
Da oltre dieci anni la famiglia Regeni chiede verità e giustizia. La requisitoria di Roma rappresenta una tappa centrale di un percorso giudiziario reso difficile dalla mancata collaborazione delle autorità egiziane.



