Il dato arriva dal Rendiconto sociale dell'INPS e fotografa un Paese che continua a perdere i suoi cittadini: nel 2024 sono emigrate dall'Italia 141.056 persone, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Lo riporta Tgcom24, che cita il rapporto dell'istituto di previdenza. Una cifra che, inserita nel quadro demografico ed economico italiano, assume i contorni di un problema strutturale.

I numeri e il quadro demografico

Secondo il Rendiconto, nel 2024 le persone emigrate sono state 141.056, a fronte di 247.274 immigrati entrati nel Paese. Il saldo migratorio resta quindi positivo per circa 106mila unità. Il problema è che questo attivo non basta a compensare il crollo demografico: il saldo naturale (la differenza tra nati e morti) è negativo per 283.165 unità, e il bilancio complessivo della popolazione resta in rosso per quasi 177mila unità.

Le rilevazioni dell'ISTAT, che usa una metodologia diversa e conteggia i soli cittadini italiani, parlano di 156mila espatri nel 2024, in aumento del 36,5% rispetto all'anno precedente. Parte di questo balzo è legato all'inasprimento delle sanzioni per la mancata iscrizione all'AIRE, che ha spinto molti italiani già di fatto residenti all'estero a regolarizzare la posizione: i dati degli anni precedenti, dunque, erano probabilmente sottostimati.

Giovani e laureati: i 'cervelli in fuga'

Il profilo di chi parte è il vero campanello d'allarme. L'ISTAT indica un'età media degli espatriati di 32,8 anni. Il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes registra un'impennata proprio nelle fasce giovani.

È il fenomeno comunemente chiamato 'fuga di cervelli'. La stessa Fondazione Migrantes invita però a leggere il dato senza retorica, parlando non di 'fuga' ma di 'talenti che scelgono', spesso in risposta a carenze sistemiche: mancanza di lavoro stabile, servizi insufficienti, scarso riconoscimento del merito.

Dove vanno gli italiani

Le mete restano in larga parte europee. Secondo l'ISTAT, cinque Paesi — Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia — hanno accolto oltre la metà del totale degli espatriati del 2024. A partire è soprattutto il Nord, con la Lombardia in testa.

Perché riguarda tutti

Il tema non è solo statistico. Sul piano demografico, l'emigrazione di giovani in età lavorativa e riproduttiva accelera l'invecchiamento del Paese. Sul mercato del lavoro, perdere laureati formati con risorse pubbliche significa cedere capitale umano alle economie concorrenti.

Ma è sul fronte previdenziale che il dato tocca direttamente l'INPS. Il sistema pensionistico italiano è a ripartizione: i contributi di chi lavora oggi pagano le pensioni di chi è in quiescenza. Meno giovani contribuenti e più pensionati significano un equilibrio sempre più fragile. È per questo che l'istituto, nel suo Rendiconto, affianca ai numeri sull'emigrazione quelli sull'apporto dei lavoratori stranieri. Il record del 2024, in questo senso, è molto più di una cifra: è il segnale di una sfida che l'Italia non può più rimandare.