La Camera dei Deputati ha dato il via libera al cosiddetto Piano casa, il decreto-legge che il governo presenta come una risposta strutturale all'emergenza abitativa. Il provvedimento, su cui l'esecutivo ha posto la questione di fiducia, è stato approvato con 168 voti favorevoli, come riporta Il Sole 24 Ore. Trattandosi della conversione di un decreto-legge, il testo passa ora al Senato, che dovrà completare l'iter entro il 6 luglio, pena la decadenza del provvedimento.
Cosa prevede il provvedimento
Secondo la documentazione ufficiale e le ricostruzioni della stampa, il Piano casa poggia su alcuni pilastri principali.
Il primo riguarda il recupero del patrimonio edilizio pubblico: un programma straordinario per rimettere in uso decine di migliaia di alloggi pubblici oggi inagibili, con semplificazioni burocratiche e la nomina di un commissario straordinario. I Comuni diventano destinatari diretti delle risorse per riqualificare gli immobili inutilizzati, come ricostruisce QuiFinanza.
Sul fronte degli affitti, viene ampliato l'accesso agli alloggi a canone calmierato per i dipendenti pubblici — insegnanti, personale sanitario, forze dell'ordine — e rifinanziato il fondo per gli studenti fuori sede con ISEE entro una determinata soglia.
Il terzo asse punta ad attivare gli investimenti privati: per i grandi progetti è prevista una procedura autorizzativa semplificata, con l'obbligo per gli operatori di destinare una quota rilevante degli alloggi all'edilizia convenzionata, a prezzi scontati rispetto al mercato. Nella versione finale del decreto è stata invece eliminata una corsia preferenziale che era stata riservata ai fondi esteri.
Maggioranza e opposizione
La misura è sostenuta dalla maggioranza di centrodestra, con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini tra i principali promotori. Le opposizioni hanno invece votato compattamente contro.
Le critiche si sono concentrate in particolare sulla nomina del commissario straordinario per l'edilizia popolare, decisa — denunciano le minoranze — prima ancora del voto dell'Aula, e con un compenso che il Il Fatto Quotidiano ha quantificato attorno ai 490mila euro, definendo l'operazione una forzatura. Sul merito, il sindacato degli inquilini Sunia ha avvertito che il decreto rischia di ridurre l'offerta di edilizia pubblica a vantaggio di quella convenzionata, a canoni più alti.
Il confronto si sposta ora al Senato, dove il provvedimento dovrà superare l'esame in tempi stretti per diventare legge.



