Cosa sono le foreste primarie e vetuste

Una foresta primaria è un bosco mai modificato in modo significativo dall'attività umana, dove la dinamica naturale prosegue indisturbata: alberi che invecchiano e muoiono in piedi, grandi tronchi a terra, una struttura stratificata che ospita licheni, funghi, insetti, uccelli e mammiferi rari. Le foreste vetuste (old-growth) sono ecosistemi molto antichi che, pur avendo conosciuto in passato un'influenza umana, hanno recuperato caratteristiche prossime a quelle naturali.

Il loro valore è enorme e sproporzionato rispetto alla superficie: sono scrigni di biodiversità, ospitano numerose specie minacciate e funzionano come laboratori naturali per studiare gli ecosistemi forestali, come ricorda la Sapienza Università di Roma. Immagazzinano grandi quantità di carbonio, regolano il clima locale e garantiscono acqua pulita.

Quanto ne resta in Europa

Poco, e frammentato. Secondo il Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC), le foreste primarie e vetuste rappresentano meno del 3% della superficie forestale dell'UE. Un censimento coordinato dall'Università Humboldt di Berlino con decine di istituzioni di ricerca, fra cui la Sapienza, ha mappato foreste primarie in oltre 1,4 milioni di ettari in 34 Paesi europei: pur trovandosi per l'89% in aree protette, il 54% non gode di protezione rigorosa e resta esposto ai tagli, come riporta la Sapienza.

L'Italia e le faggete patrimonio UNESCO

L'Italia custodisce un tesoro riconosciuto a livello mondiale: tredici faggete vetuste inserite nel sito transnazionale UNESCO delle "Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa", come riporta la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO. Tra queste, la Riserva integrale di Sasso Fratino, nel Parco delle Foreste Casentinesi, e la Val Cervara in Abruzzo, considerata l'esempio italiano più prossimo a una foresta primaria.

Come funziona la mappatura: satelliti, campo e comunità

È qui che entra in gioco Forests Beyond Borders, progetto guidato dall'organizzazione EuroNatur con il supporto scientifico di università e ONG locali, concentrato sui Balcani occidentali, dove sopravvive parte delle ultime foreste integre del continente.

Il metodo, descritto da Wired Italia, procede per fasi. Prima le immagini satellitari e i dati LiDAR, incrociati con le mappe forestali nazionali, individuano le aree prioritarie. Poi squadre di ricercatori effettuano la verifica sul campo, misurando il volume di legno morto, il diametro degli alberi e i segni di disturbo umano. Infine, comitati scientifici nazionali calibrano le linee guida europee sull'ecologia regionale. Le ONG locali, formate dagli esperti, mappano i boschi ettaro per ettaro, dando voce alle comunità che convivono con queste foreste.

Gli obiettivi e la strategia UE

La logica è preventiva: mappare prima che avvenga il degrado, così da permettere la designazione di nuove aree protette prima che scattino i tagli. Il progetto si inserisce nella Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, che punta a proteggere il 30% delle terre e dei mari europei — di cui almeno il 10% in protezione rigorosa — includendo tutte le foreste primarie e vetuste rimaste. Censire questi boschi, in fondo, è il primo passo indispensabile per non perderli.