Dietro la notizia di cronaca c'è una persona. Francesco Imprezzabile, l'agente della Polizia locale di Milano morto nella notte tra il 22 e il 23 giugno dopo essere caduto dalla moto durante un inseguimento in zona Ponte Lambro, aveva 35 anni e una vita costruita lontano da casa, attorno a un mestiere che considerava molto più di un impiego.
Da Mazara del Vallo a Milano
Imprezzabile era originario di Mazara del Vallo, nel Trapanese, e prestava servizio nel comando di Zona 4 della Polizia locale di Milano, come ricostruisce il Giorno. Come tanti, aveva lasciato la Sicilia per un progetto di vita nel capoluogo lombardo, dove nella divisa aveva trovato non soltanto un lavoro ma, a suo dire, una vocazione.
Le parole sui social
A raccontare chi fosse sono soprattutto le sue stesse parole. In un post pubblicato su Facebook il 23 maggio, accompagnato da una foto in sella alla moto di servizio, aveva scritto una riflessione sul significato del suo lavoro: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità». Non era, spiegava, «un mestiere qualunque», ma «vocazione, passione e senso del dovere», sempre secondo il Giorno.
In altri interventi pubblici aveva insistito sul lato umano del suo ruolo, ricordando che dietro l'uniforme «vive una persona» e che ogni giornata di servizio porta con sé sacrifici e fatiche «che nessuno vede», come riportato da Il Fatto Quotidiano. Parole che, rilette oggi, raccontano l'idea di un servizio vissuto con dedizione e piena consapevolezza del rischio.
Il cordoglio
La notizia della sua morte ha lasciato il segno tra chi lo conosceva. Sotto le sue fotografie sui social sono comparsi decine di messaggi di colleghi, amici e conoscenti, molti incentrati sulla sua umiltà e sul suo sorriso. I colleghi lo ricordano per la dedizione e i modi gentili.
Il cordoglio è arrivato anche dalle istituzioni: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso dolore per la morte dell'agente, sottolineando come «ancora una volta gli uomini in divisa pagano a caro prezzo il proprio senso del dovere», come riferito dall'ANSA.
Resta il ritratto di un agente che aveva fatto della divisa una parte profonda della propria identità, e che in quella stessa divisa ha trovato la fine, durante un turno di servizio nella periferia sud-est di Milano.



