C'è un gesto antico e quasi alchemico nel cuore di ogni distilleria: portare alla temperatura giusta un alambicco di rame, aspettare, annusare. Per generazioni a compierlo sono stati quasi sempre uomini. Oggi, sempre più spesso, è una donna a decidere quando il distillato è pronto. Non è una moda passeggera ma un cambiamento di fondo, raccontato di recente anche da Rolling Stone Italia in un reportage dedicato alle "case femminili" degli spirits.
Dalle Highlands al gin
Il simbolo di questa trasformazione arriva dalla Scozia, patria del whisky e roccaforte maschile per eccellenza. Nel 2019 Kirsteen Campbell è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di Master Whisky Maker nella storia quasi bicentenaria di The Macallan: laureata in scienze alimentari, era entrata nel settore nel 2001, come ricostruisce The Spirits Business.
Prima di lei aveva aperto la strada Rachel Barrie, chimica formatasi all'Università di Edimburgo e oggi master blender di tre distillerie delle Highlands (GlenDronach, Benriach e Glenglassaugh). Considerata la prima master blender donna del whisky scozzese, descrive il mestiere come «parti uguali di scienza e arte». Nel mondo del gin il nome di riferimento è Lesley Gracie, master distiller che alla fine degli anni Novanta creò Hendrick's, il gin alla rosa e al cetriolo che innescò la cosiddetta «ginnaissance»: scienziata di formazione, scoprì che il cetriolo andava aggiunto dopo la distillazione, un'intuizione diventata firma globale.
L'angolo italiano: grappa e dinastie al femminile
Ma è in Italia che la tradizione femminile dei distillati affonda radici sorprendenti. A Percoto, in Friuli, la famiglia Nonino ha trasformato la grappa «da Cenerentola a Regina». L'intuizione del monovitigno nacque dal lavoro di Benito e Giannola Nonino negli anni Settanta; oggi a guidare la casa sono le tre figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta, affiancate dalla nipote Francesca Bardelli Nonino, come documenta il sito ufficiale Grappa Nonino.
In Maremma, vicino a Grosseto, Priscilla Occhipinti è una delle pochissime donne al mondo a fregiarsi del titolo di maestro distillatore, distillando personalmente l'intera produzione della Distilleria Nannoni. Erede dell'insegnamento di Gioacchino Nannoni — che, racconta, le insegnò a saldare un alambicco prima ancora che a distillare — ha collezionato numerose medaglie nei concorsi internazionali per grappe e gin, come riporta Gazzetta del Gusto.
Un settore che cambia naso
Dietro questi nomi c'è un dato culturale: il distillato non è più narrato come prodotto di forza e fatica maschile, ma come questione di sensibilità, memoria e precisione. La storica associazione «Le Donne del Vino» ha esteso il proprio sguardo anche alle acquaviti, e le testate di settore moltiplicano i ritratti di distillatrici e master blender.
Resta un equilibrio fragile: le posizioni apicali nelle grandi multinazionali sono ancora in larga parte maschili. Ma fra le Highlands battute dalla pioggia e gli alambicchi tiepidi della Maremma, qualcosa si è mosso per sempre. La prossima volta che alzerete un calice di grappa o un dito di single malt, è probabile che dietro quel profumo ci sia il naso di una donna.



