La trimestrale che ha sorpreso Wall Street
I numeri pubblicati il 24 giugno da Micron Technology hanno spiazzato i mercati. Nel terzo trimestre dell'anno fiscale 2026 i ricavi hanno raggiunto 41,46 miliardi di dollari, contro i 9,3 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente: più che quadruplicati, e oltre il consenso degli analisti (fermo a circa 35,8 miliardi), come riporta la CNBC. Il titolo ha reagito con un rialzo di circa il 10% nelle contrattazioni after-hours.
A trainare la crescita è stato soprattutto il business dei data center, le cui vendite sono aumentate di oltre sette volte, a 11,5 miliardi di dollari, mentre la memoria per il cloud è cresciuta di oltre il 300%. Per il trimestre in corso Micron prevede ricavi attorno ai 50 miliardi (da 11,3 miliardi di un anno prima), con margini lordi elevatissimi.
Perché i prezzi delle memorie esplodono
Per capire il boom bisogna guardare a cosa sta succedendo nell'industria dei semiconduttori. Al centro c'è la memoria HBM (High Bandwidth Memory), un tipo di chip ad altissima velocità che si affianca alle GPU usate nei data center per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, abbattendo il collo di bottiglia tra processore e memoria. Il punto è che produrre HBM richiede le stesse fabbriche della memoria standard: così Samsung, SK Hynix e Micron hanno spostato la produzione verso questi chip pregiati, lasciando il resto del mercato a corto di scorte.
Il risultato è una carenza globale — la memory crunch — che fa salire i prezzi di tutte le memorie. Secondo IEEE Spectrum, i prezzi della DRAM sono aumentati in misura consistente nell'ultimo periodo, con rincari fra i più alti dell'ultimo decennio anche sulle NAND Flash usate negli SSD.
Chi paga il conto
La riallocazione produttiva ha conseguenze concrete per tutti. Quando i grandi produttori costruiscono meno memoria standard, i prezzi salgono per chiunque voglia comprare un PC, uno smartphone o aggiornare un server. Per le aziende l'effetto è doppio: chi costruisce infrastrutture per l'IA paga molto di più la memoria dei propri server; chi usa tecnologia tradizionale subisce comunque i rincari come effetto collaterale di una corsa all'oro che non lo riguarda direttamente. Secondo le stime di settore, la crescita dell'offerta di memoria nel 2026 resterà ben al di sotto della media storica, mantenendo il mercato in tensione.
Tra sell-off e rimbalzi
Il record di Micron arriva dopo mesi turbolenti per i titoli dei chip: prima il grande rally trainato dall'entusiasmo per l'IA, poi un brusco sell-off legato ai timori su dazi e restrizioni alle esportazioni verso la Cina, infine la ripresa sostenuta dai conti reali delle aziende. Per un'azienda che nel 2022-2023 aveva accusato perdite miliardarie a causa del crollo dei prezzi, il capovolgimento è netto. La carenza, avvertono gli analisti, potrebbe durare ancora a lungo, perché i nuovi impianti non entreranno in funzione prima di qualche anno. Nell'era dell'IA, insomma, la memoria è diventata una risorsa strategica — e chi la produce sta incassando profitti storici.



