Le petroliere tornano a passare

Dopo settimane di tensione altissima, il traffico marittimo ha ripreso a scorrere nello Stretto di Hormuz, l'arteria tra Iran e Oman attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Lo riferisce l'ANSA, segnalando l'aumento delle petroliere in transito e il conseguente allentamento dei timori su una possibile carenza di greggio.

La distensione è arrivata dopo che il presidente americano Donald Trump ha assicurato che «non vi sono né pedaggi, né costi assicurativi, né altre spese» richiesti dall'Iran per il passaggio delle navi: un segnale di de-escalation che i mercati hanno colto immediatamente.

Brent sotto 75, WTI sotto 70

I prezzi hanno reagito subito. Il Brent, il greggio di riferimento europeo, è sceso sotto i 75 dollari al barile per la prima volta dall'inizio della guerra in Medio Oriente; il WTI americano è andato sotto i 70 dollari, livelli che non si vedevano da marzo. Rispetto ai picchi toccati nella fase più acuta del conflitto, il greggio ha perso circa il 40% del proprio valore.

Un fattore di fondo resta però teso: secondo l'ANSA, le scorte statunitensi di petrolio sono ai minimi dal 1984, una condizione che potrebbe limitare ulteriori ribassi o favorire rimbalzi improvvisi se le tensioni dovessero riacutizzarsi.

Cosa cambia per l'Italia

Per un Paese che importa quasi tutto il proprio fabbisogno di idrocarburi come l'Italia, la caduta del greggio è una boccata d'ossigeno dopo mesi di incertezza energetica. Ma l'esperienza insegna che il calo si trasmette alla pompa con lentezza. Lo dimostra il caso citato dalla stessa ANSA: negli Stati Uniti, a fronte di un crollo del 40% del petrolio, i prezzi della benzina sono scesi solo del 14% — una sproporzione che ha spinto Trump a chiedere al Dipartimento di Giustizia di vederci chiaro.

In Europa la dinamica è simile e, in Italia, è accentuata dal peso delle accise, che incidono per oltre la metà del prezzo finale dei carburanti: anche un ribasso marcato del greggio si traduce in riduzioni assai più modeste al distributore.

Uno spiraglio, non una certezza

La distensione a Hormuz è una buona notizia, ma fragile: il conflitto non è formalmente chiuso e basterebbero nuovi incidenti per riportare le quotazioni ai livelli precedenti. Nel breve periodo, però, l'Europa guarda con sollievo al ritorno delle petroliere nello Stretto. Ogni dollaro in meno sul Brent è il segnale che lo scenario peggiore — una chiusura prolungata del Golfo Persico — per ora si allontana.