Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex ministro delle Politiche agricole, è uscito la mattina del 24 giugno 2026 dal carcere romano di Rebibbia, dove era detenuto da circa un anno e mezzo. La scarcerazione è avvenuta a fine pena: secondo Open, Alemanno ha scontato un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di detenzione. Davanti ai cancelli del penitenziario lo attendevano alcuni sostenitori.
Perché era in carcere
La detenzione discende da una condanna definitiva, confermata dalla Corte di Cassazione, per traffico di influenze illecite, in un filone dell'inchiesta romana nota come «Mondo di Mezzo». La pena è di un anno e dieci mesi, come ricostruisce Il Sole 24 Ore, che ricorda come la successiva abrogazione del reato di abuso d'ufficio non abbia inciso sulla condanna, ritenuta dai giudici punibile come traffico di influenze.
Inizialmente all'ex sindaco era stato concesso l'affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa alla detenzione. Quel beneficio è stato però revocato il 31 dicembre 2024 per violazione delle prescrizioni; da quel momento Alemanno ha scontato la pena residua in cella.
Le dichiarazioni all'uscita
All'uscita Alemanno ha rivendicato la propria estraneità: «Io esco da questo carcere da innocente», ha dichiarato secondo Open, attaccando anche il governo sul tema del sovraffollamento carcerario.
L'ex sindaco ha poi annunciato un progetto politico con il generale Roberto Vannacci, descritto come «la persona che rompe gli schemi», e ha rivolto un appello alla premier: «Meloni apra un grande dibattito nella destra. Serve un confronto». Vannacci non era presente di persona a Rebibbia ma, riferisce l'ANSA, ha inviato una delegazione del proprio movimento.
Il contesto politico
Le parole di Alemanno vanno lette come dichiarazioni e mosse politiche, non come fatti accertati. L'ex sindaco — eletto nel 2008 come primo cittadino di centrodestra della capitale — ha da tempo lasciato Fratelli d'Italia per posizioni più marcatamente identitarie e sovraniste, animando un proprio movimento. L'asse con Vannacci, l'ex generale uscito dalla Lega, viene letto da più osservatori come un tentativo di costruire un polo alla destra di FdI, in dialettica aperta con Giorgia Meloni. Un'operazione che, almeno per ora, resta più annuncio che struttura organizzata.



