Il più grande costruttore d'auto d'Europa si prepara a una cura dimagrante senza precedenti. Volkswagen ha annunciato un piano di ristrutturazione che ridisegnerà la propria offerta e la propria organizzazione industriale, come riferisce Engadget.
Meno modelli, meno varianti
Il cuore del piano è un taglio profondo della gamma: il numero dei modelli offerti dal gruppo verrà ridotto fino al 50%, concentrando gli sforzi sui segmenti di mercato più redditizi. Non solo: la complessità dell'offerta, cioè la quantità di allestimenti e configurazioni disponibili per ogni auto, sarà ridotta fino al 75%. Meno scelte, dunque, ma anche meno costi di sviluppo e di produzione, in un'ottica di razionalizzazione.
La capacità produttiva scende a 9 milioni
Parallelamente, Volkswagen ridurrà la propria capacità produttiva globale, portandola a 9 milioni di veicoli l'anno rispetto ai circa 12 milioni del periodo precedente la pandemia. Due milioni di unità, come precisa Engadget, sarebbero già state tagliate. Una contrazione che riflette il calo della domanda e l'eccesso di capacità accumulato negli stabilimenti, soprattutto in Germania, dove sono previste anche chiusure di impianti.
Sul fronte occupazionale, il piano prevede circa 100mila posti nel mirino nei prossimi anni, una quota significativa della forza lavoro tedesca del gruppo. Numeri che raccontano la profondità dell'intervento e che promettono un confronto teso con i sindacati.
Le parole della dirigenza
A spiegare la logica dell'operazione è stato il direttore finanziario del gruppo, Arno Antlitz, secondo cui non bastano più gli aggiustamenti: serve, ha affermato in sostanza, ripensare in modo profondo il modello di business per ottenere miglioramenti strutturali e duraturi. L'obiettivo dichiarato è tornare a essere, entro la fine del decennio, una delle aziende automobilistiche più solide e attrattive del mondo.
Un'intera industria sotto pressione
La mossa di Volkswagen è il sintomo di una crisi che investe l'intero settore automobilistico europeo. I costruttori del continente si trovano stretti tra più fronti: l'eccesso di capacità produttiva, la concorrenza sempre più agguerrita delle case cinesi e le tensioni commerciali internazionali, a cominciare dai dazi. A questo si somma la transizione verso l'auto elettrica, che richiede investimenti enormi in ricerca e sviluppo. Snellire la gamma e ridurre la complessità è il tentativo di liberare risorse da destinare proprio a questa sfida, in un mercato in cui i marchi storici faticano a tenere il passo dei nuovi concorrenti.



