L'insicurezza come mestiere
Al Giffoni Film Festival, davanti a una platea di ragazzi che lo aspettavano da mesi, Michele Rech ha fatto l'unica cosa che sa fare bene in pubblico: smontarsi. "Sono insicuro da sempre", ha detto l'autore che tutti conoscono come Zerocalcare, aggiungendo di non avere ricette per la felicità da distribuire, perché altrimenti starebbe molto meglio lui per primo.
È una posizione che a un festival dedicato al pubblico giovane rischierebbe di suonare come una rinuncia, e invece funziona al contrario. Da quindici anni la sua opera racconta l'inadeguatezza, il senso di non essere all'altezza, l'ansia di chi non trova l'orizzonte, e proprio per questo trova lettori: non offre soluzioni, offre compagnia.
Dalla fanzine al fenomeno
Il percorso è noto e resta poco ortodosso. Zerocalcare pubblica il primo volume, La profezia dell'armadillo, nel 2011, dopo anni di autoproduzione e di disegni nati nell'ambiente dei centri sociali romani e del quartiere di Rebibbia, che nei suoi fumetti è diventato un luogo letterario. Nel 2012 il libro vince il premio Gran Guinigi a Lucca.
Il salto verso il reportage arriva con Kobane Calling, il racconto a fumetti dei suoi viaggi al confine turco-siriano e nel Rojava, pubblicato in volume nel 2016 e premiato l'anno successivo al Comicon di Napoli con il premio Micheluzzi. È il momento in cui il fumetto autobiografico diventa anche cronaca: la stessa mano che disegnava le angosce da trentenne romano documenta la resistenza curda.
Le tre serie animate
Il pubblico di massa arriva con Netflix. Strappare lungo i bordi, sei episodi usciti nel novembre 2021, diventa un fenomeno immediato: la serie ottiene il Nastro d'argento e il Globo d'oro come miglior serie tv, e impone all'animazione italiana un modello inatteso, fatto di voci recitate quasi tutte dall'autore e di un romanesco che nessuno ha pensato di ammorbidire. Segue nel 2023 Questo mondo non mi renderà cattivo, e nel 2026 il ciclo si chiude con Due spicci.
Il punk come metodo
Il riferimento che chiarisce tutto il resto, quando gli chiedono da dove venga il suo modo di lavorare, è musicale. Il punk gli ha insegnato la regola del fai da te: le cose non devono essere perfette, devono essere fatte. È una dichiarazione estetica precisa, e spiega perché il suo tratto sia rimasto grezzo anche quando il budget non lo imponeva più, perché le sue storie divaghino, perché i suoi personaggi parlino sopra le righe.
In un festival che quest'anno ha scelto come tema le cose impossibili, un autore che dichiara di non sapere come si fa a essere felici, ma di saper disegnare benissimo chi non lo è, non è una contraddizione. È probabilmente la risposta più onesta che quel tema potesse ricevere.



