Quello che un padre chiede a una platea di ragazzi

Alla platea del Giffoni Film Festival, sabato, Gino Cecchettin ha chiesto una cosa sola, e non riguardava il film. Riguardava sua figlia: che venga ricordata per come ha vissuto. «La storia di Giulia sono 22 anni di una donna che si è autodeterminata, ha fatto scelte di libertà, e forse quella scelta l'ha pagata con la vita», ha detto, contrapponendo quei ventidue anni ai minuti finali su cui si è concentrata gran parte del racconto pubblico.

Alla famiglia, presente in sala, il pubblico del festival ha riservato un applauso lungo.

Il film

L'occasione era la presentazione di Se domani non torno, diretto da Paola Randi e tratto da Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin. Nel cast Filippo Timi, Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione.

La regista ha spiegato l'impostazione scelta, che è anche la risposta al problema più delicato di un film del genere: «È una responsabilità enorme raccontare la storia di una persona che non c'è più. Quello che possiamo fare è rappresentare la sua assenza attraverso chi l'ha amata». Non la ricostruzione del delitto, dunque, ma il vuoto che resta e le persone che lo attraversano.

Cecchettin ha indicato anche l'unico metro con cui, dal suo punto di vista, il film andrà giudicato: se anche una sola persona in sala imparerà a riconoscere un segnale, o sceglierà il rispetto al posto del possesso, sarà servito.

Il premio

Nel corso della stessa edizione il festival ha assegnato il premio realizzato dalla Scuola dell'Arte della Medaglia della Zecca dello Stato, che quest'anno è andato anche a Bella Ramsey e a Zerocalcare, oltre che alla famiglia Cecchettin.

Perché a Giffoni

La scelta della sede non è casuale. Giffoni ha come giurati migliaia di ragazzi e ragazze, ed è a loro che il lavoro della famiglia Cecchettin si rivolge da quasi tre anni: la fondazione intitolata a Giulia lavora soprattutto sulle scuole e sulla prevenzione, con progetti rivolti a studenti e insegnanti.

È il punto in cui un caso di cronaca smette di essere cronaca e diventa una questione di educazione. Il film, da novembre nelle sale, arriva dentro questo percorso più che accanto a esso.