Quindici giorni di embargo sull'IA
Il 12 giugno 2026 l'amministrazione Trump ha emesso una direttiva di controllo all'esportazione che ha fermato di colpo l'accesso ai due modelli più avanzati di Anthropic: Claude Fable 5 e Claude Mythos 5. La misura era radicale: nessuno al di fuori dei cittadini statunitensi poteva utilizzarli. I quindici Paesi che avevano accesso a Mythos attraverso circa duecento istituzioni si sono ritrovati tagliati fuori in poche ore, alleati della NATO inclusi, come ha documentato Al Jazeera.
Anthropic — la società di San Francisco fondata da ex ricercatori di OpenAI e considerata uno dei laboratori più attenti alla sicurezza dell'IA — non ha opposto resistenza pubblica. La ragione del provvedimento, secondo la ricostruzione di The Conversation, sarebbe legata alla scoperta di una tecnica di jailbreak applicata a Fable 5, cioè un metodo per aggirare i filtri di sicurezza che impediscono al modello di fornire informazioni utili a condurre attacchi informatici. Un ricercatore aveva inoltre reso pubblico il system prompt completo di Fable, attirando l'attenzione della comunità hacker internazionale.
Cosa sono Mythos e Fable
I due modelli non sono prodotti ordinari. Mythos 5 in particolare è descritto come il sistema di Anthropic più potente in ambito cybersicurezza: progettato per individuare vulnerabilità, analizzare codice malevolo e supportare la difesa di infrastrutture critiche. È proprio questa doppia natura — strumento eccezionale tanto per chi difende quanto per chi attacca — ad averlo reso oggetto di pressioni governative. Le protezioni dei grandi modelli linguistici, per quanto sofisticate, non sono infallibili: una volta individuata una falla, un sistema capace di ragionare su vulnerabilità informatiche diventa un rischio sistemico.
La revoca parziale del 26 giugno
Il 26 giugno — esattamente due settimane dopo il blocco — il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha inviato ad Anthropic una comunicazione che cambia in parte le carte in tavola. Come riporta TechCrunch, l'amministrazione ha stabilito che sono ora in atto «salvaguardie appropriate» per permettere a un gruppo selezionato di partner fidati di accedere a Mythos 5.
La lista comprende oltre cento agenzie governative statunitensi e aziende private che operano e difendono infrastrutture critiche. La novità più rilevante: l'accesso viene esteso anche ai dipendenti non americani di quelle organizzazioni e agli stessi dipendenti stranieri di Anthropic, che il divieto del 12 giugno aveva escluso. Fable 5, invece, non compare nella comunicazione di Lutnick e resta bloccato, senza una data di rientro.
Alleati esclusi, Europa in allarme
Ciò che ha colpito la comunità internazionale non è stato solo il contenuto della misura, ma il fatto che colpisse indiscriminatamente anche i Paesi alleati. Il presidente francese ha parlato di un campanello d'allarme per l'autonomia europea, criticando però le restrizioni come una scelta dai tratti nazionalisti; il premier canadese ha invocato la necessità di «diversificare» per ridurre la dipendenza tecnologica da Washington.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, il messaggio è duplice. Da un lato, sistemi di intelligenza artificiale impiegati in settori critici — dalla sanità alle telecomunicazioni, dalla difesa alla pubblica amministrazione — possono essere disattivati per decreto estero senza preavviso. Dall'altro, la vicenda alimenta la spinta verso una vera sovranità tecnologica europea: investimenti in modelli sviluppati nel continente e una cornice normativa, l'AI Act dell'Unione, che imponga requisiti di trasparenza e continuità del servizio ai fornitori extra-UE.
Cosa cambia adesso
Per le organizzazioni italiane ed europee che avevano accesso a Mythos 5 prima del 12 giugno la situazione non è ancora tornata alla normalità: la revoca del 26 giugno riguarda esplicitamente soggetti americani, e nessuna indicazione ufficiale è arrivata su quando i partner internazionali di Anthropic potranno tornare a operare senza restrizioni.
La vicenda riapre un dibattito che va ben oltre Anthropic: quanto può permettersi l'Europa di affidarsi a infrastrutture digitali controllate da aziende soggette al diritto statunitense e alle sue logiche di sicurezza nazionale? La risposta, questa settimana, è arrivata sotto forma di lettera del Segretario al Commercio degli Stati Uniti, non da Bruxelles.



