Quella sera di giugno
La sera del 27 giugno 1980 il DC-9 I-TIGI della compagnia Itavia — volo IH870, tratta Bologna-Palermo — era decollato in ritardo dall'aeroporto di Bologna. A bordo c'erano 81 persone: 77 passeggeri, tra cui numerosi bambini, e 4 membri dell'equipaggio. Alle 20:59 l'aereo scomparve dai radar nel mar Tirreno, tra le isole di Ponza e Ustica. Non ci furono superstiti. La strage di Ustica è, a quarantasei anni di distanza, una delle pagine più buie e irrisolte della storia repubblicana.
Le ipotesi e ciò che hanno stabilito i tribunali
Negli anni si sono susseguite più ricostruzioni: il missile, la bomba a bordo, il cedimento strutturale. È la giustizia civile ad aver fissato un punto fermo: la Cassazione, con sentenze del 2012 e del 2018, ha respinto le ipotesi della bomba e del cedimento e ha riconosciuto che il DC-9 cadde per un'esplosione esterna dovuta a un missile lanciato da un altro aereo. Ciò che resta non chiarito è chi abbia sparato quel missile, e nell'ambito di quale scenario: le indagini hanno evocato un combattimento aereo non dichiarato nei cieli italiani, con velivoli militari non identificati nella zona.
I processi penali: nessun colpevole
Sul piano penale, invece, nessuno è mai stato condannato in via definitiva per la strage. L'istruttoria del giudice Rosario Priore, depositata nel 1999, accreditò lo scenario dell'abbattimento e denunciò l'omessa sorveglianza dei cieli, ma i procedimenti si chiusero senza condanne, tra prescrizioni e prove ritenute insufficienti. Lo Stato italiano è stato però condannato in sede civile a risarcire i familiari delle vittime — un riconoscimento, sul piano della responsabilità civile, di un dovere di protezione mancato.
Il Museo per la Memoria
A Bologna, il Museo per la Memoria di Ustica, inaugurato nel 2007, custodisce il relitto ricostruito del DC-9. Attorno ad esso l'artista Christian Boltanski ha realizzato un'installazione permanente: 81 luci che si accendono e si spengono come un respiro, 81 specchi neri, 81 altoparlanti che sussurrano frasi sospese — una per ogni vittima. È il cuore, insieme all'Associazione dei parenti fondata nel 1988, di una memoria che non si è mai rassegnata al silenzio.
Una ferita aperta
Oggi, 27 giugno 2026, l'Italia ricorda quelle 81 persone. Le sentenze civili hanno stabilito come fatto giuridico che un missile distrusse il DC-9; ma chi lo lanciò, e perché, restano domande senza una risposta penale definitiva, in una vicenda segnata da decenni di reticenze e depistaggi accertati. La memoria, almeno, non è prescritta.



