Il decreto che ferma gli autovelox senza omologazione

Da metà luglio l'Italia prova a mettere ordine in una materia rimasta per decenni in un limbo giuridico. Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è approdato in Gazzetta Ufficiale ed è operativo dal 12 luglio, dopo anni di attesa di criteri uniformi. Secondo la ricostruzione del Post, 850 dispositivi su poco più di 4mila attivi non possono più rilevare la velocità e quindi elevare sanzioni finché non completano l'iter di omologazione, mentre circa 3.150 risultano già a norma.

Approvazione e omologazione: perché non sono la stessa cosa

Alla radice della vicenda c'è una distinzione tecnica che ha alimentato migliaia di ricorsi. L'approvazione verifica elementi generali di idoneità di un apparecchio; l'omologazione, invece, richiede prove di laboratorio sulle caratteristiche specifiche imposte dal regolamento. Una sentenza della Cassazione del 2022 ha stabilito che per sanzionare occorrono entrambe, aprendo la strada all'annullamento di molte contravvenzioni firmate da dispositivi soltanto approvati.

Come funziona il nuovo iter

Il provvedimento costruisce una procedura amministrativa per l'omologazione e considera automaticamente a norma i modelli che già possiedono i requisiti elencati. Per gli apparecchi rimasti fuori, i gestori, tra cui Comuni e Province, dovranno presentare domanda: il Ministero dei Trasporti ha sessanta giorni di tempo per rispondere a ciascuna richiesta prima che il dispositivo possa tornare operativo. Fino ad allora quei rilevatori restano spenti, almeno ai fini sanzionatori.

Il nodo delle multe già contestate

Il punto più delicato riguarda il passato. Il decreto non ha effetto retroattivo e non cancella d'ufficio le sanzioni emesse prima del 12 luglio da apparecchi privi di omologazione: le amministrazioni non sono obbligate a rimborsare chi ha già pagato. Chi ritiene illegittima una multa può però ancora percorrere le vie ordinarie del ricorso, al prefetto o al giudice di pace nei termini previsti, mentre i contenziosi già avviati restano affidati alla valutazione dei giudici caso per caso.

Il rischio è che la battaglia si sposti dalle aule dei giudici di pace ai tribunali amministrativi, con un'incertezza destinata a durare. Sullo sfondo resta anche il tema delle entrate: per molti enti locali le sanzioni per eccesso di velocità sono una voce di bilancio non trascurabile, e la disattivazione temporanea di centinaia di dispositivi lascia un vuoto che il nuovo iter dovrà colmare apparecchio per apparecchio.