Quanto conta un grado in meno

Quando fuori si superano i 35°C, la tentazione di portare il climatizzatore al minimo è forte. Ma impostarlo a 20°C invece che a 26 non significa solo stare più freschi: significa consumare molta più energia, con effetti diretti sulla bolletta. Secondo le indicazioni dell'ENEA, la temperatura di riferimento per il raffrescamento estivo si aggira intorno ai 25-26°C: un valore che garantisce benessere senza sprechi.

La regola pratica più diffusa è quella del differenziale di 6-7°C rispetto all'esterno: se fuori ci sono 34 gradi, portare gli interni a 27-28 è già sufficiente a stare bene, evitando anche lo sbalzo termico dei passaggi bruschi dentro-fuori. Ogni grado in meno impostato fa salire i consumi: le stime divulgate dagli operatori del settore parlano, indicativamente, di un incremento di alcuni punti percentuali per ciascun grado — un dettaglio che, su mesi di uso continuo, pesa sulla spesa finale.

I consigli per spendere meno

Oltre alla temperatura, contano le abitudini:

  • Modalità deumidificazione (dry): nelle giornate afose il disagio dipende più dall'umidità che dai gradi; la funzione "dry" consuma meno del raffrescamento pieno e migliora il comfort percepito.
  • Filtri puliti: filtri sporchi riducono l'efficienza e aumentano i consumi; vanno puliti spesso nei periodi di uso intenso.
  • Impianti inverter: regolano con continuità la potenza adattandola al fabbisogno, risultando generalmente più efficienti dei vecchi modelli on/off.
  • Timer e programmazione: di notte spesso basta impostare 27-28°C o spegnere dopo qualche ora tenendo un ventilatore; programmare l'accensione poco prima del risveglio evita sprechi.
  • Schermare le finestre: tende e persiane chiuse nelle ore calde riducono il calore in ingresso e alleggeriscono il lavoro del climatizzatore, come ricordano anche le guide ai consumi.

Il punto di equilibrio

Non è un caso che la normativa italiana fissi a 26°C la temperatura minima di riferimento per il raffrescamento negli edifici pubblici d'estate (DPR 74/2013): è la stessa soglia che tecnici ed enti indicano come compromesso tra comfort accettabile ed efficienza. La prossima volta che si è tentati di portare il telecomando a 20°C, la domanda è semplice: quel freddo in più vale il costo in bolletta?