L'immagine
Diciotto corpi distesi a terra, interamente ricoperti di pelli ovine. È l'immagine al centro di «Epidemia de su profittu», l'azione dell'artista sardo Nicola Mette in programma a Ottana, in provincia di Nuoro, il 2 luglio. Le pelli di pecora — materia profondamente legata alla memoria pastorale dell'isola — diventano qui il segno di una identità che si dissolve, di un corpo collettivo reso fragile.
Dal rito alla denuncia
Mette richiama esplicitamente i Boes e Merdules, le maschere tradizionali del carnevale di Ottana, ma — spiega l'artista — ogni dimensione rituale è sospesa: resta uno stato di abbandono. Il punto di partenza sono le epidemie che colpiscono gli animali e il legame tra uomo, animale e ambiente; da lì il discorso si allarga alla vulnerabilità contemporanea, sanitaria ed economica, e alla riduzione delle persone e dei territori a semplice risorsa da sfruttare.
Perché Ottana
La scelta del luogo non è casuale: Ottana porta i segni di una lunga storia industriale, con il suo polo chimico, e oggi è attraversata dalle trasformazioni legate alle nuove infrastrutture energetiche. Il paese diventa così il terreno su cui misurare ciò che l'artista intende denunciare: la pressione della speculazione sui territori più fragili.
Le prossime tappe
Il progetto proseguirà fuori dalla Sardegna. Secondo l'ANSA, dal 19 al 21 agosto il Cleto Festival, in Calabria, ospiterà fotografie e video del lavoro «Bentu Estu»; il 23 agosto è prevista una performance, intitolata «Vientu e Maistrali», nei canyon del Marchesato, nel Crotonese, contro la speculazione legata alle energie rinnovabili. Per il 2027 è annunciata infine una declinazione siciliana del percorso.



