Il Paese più anziano d'Europa

L'Italia è il Paese con l'età media più alta dell'Unione europea. Secondo il rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato dalla Commissione europea e redatto dal Centro comune di ricerca, nel 2025 la mediana dell'età nel nostro Paese ha raggiunto i 49,1 anni: nessuno tra i Ventisette è più vecchio. Un primato che riassume anni di bassa natalità e di allungamento della vita, e che pesa sul sistema di welfare, sulla sanità e sulla previdenza.

Culle sempre più vuote

A trainare l'invecchiamento è soprattutto il crollo delle nascite. Il tasso di fecondità italiano resta poco sopra 1,1 figli per donna, tra i più bassi dell'Unione, ben lontano dalla soglia di ricambio generazionale. È il segno di una popolazione che non riesce a rimpiazzarsi e in cui la quota di anziani cresce di anno in anno rispetto a quella dei più giovani.

Il dato demografico si intreccia con quello economico e sociale: meno giovani significa una forza lavoro in contrazione, maggiore pressione sui conti pubblici e una domanda crescente di servizi di cura e assistenza.

L'Europa che si restringe

Il fenomeno non riguarda solo l'Italia. Il rapporto proietta per l'intera Unione un calo della popolazione da 450,6 milioni di abitanti attuali a 398,8 milioni entro il 2100: una perdita di circa 50 milioni di persone, pari a un calo dell'11,7%. Un continente più vecchio e meno popoloso, in cui il peso demografico dell'Europa nel mondo è destinato a ridursi.

È bene chiarire un equivoco che il titolo del rapporto può generare: i circa 50 milioni di abitanti in meno riguardano l'intera Unione europea entro fine secolo, non l'Italia da sola.

Sfide e possibili risposte

La trasformazione demografica apre interrogativi concreti: chi sosterrà i sistemi pensionistici, come garantire l'assistenza a una popolazione sempre più anziana, come mantenere competitività con meno lavoratori. Il rapporto non si limita però all'allarme e indica anche possibili leve: dall'economia legata alla longevità, con nuovi servizi pensati per la popolazione anziana, all'innovazione e all'automazione, fino a una gestione consapevole dei flussi migratori.

Per l'Italia, che parte da una posizione più fragile della media europea, la partita si gioca su scelte di lungo periodo: politiche a sostegno della natalità, servizi per l'infanzia, conciliazione tra lavoro e famiglia, capacità di attrarre e integrare nuovi cittadini. Senza interventi strutturali, il divario tra un Paese che invecchia e le risorse per sostenerlo è destinato ad allargarsi.