C'è un'immagine che, più di qualunque tabellino, racconta la prima volta dell'Uzbekistan a un Mondiale. Non è un gol, non è una parata: è il volto di un bambino, Isfandiyor, ripreso in mondovisione mentre stringe una replica della Coppa del Mondo e scoppia in lacrime. Intorno a lui lo stadio Azteca di Città del Messico, davanti a lui una nazionale alla sua prima, attesissima recita iridata. E una sconfitta che, a quell'età, pesa come un macigno.
La partita e quelle lacrime
L'Uzbekistan ha esordito ai Mondiali 2026 contro la Colombia, cedendo 3-1 (ANSA). Un debutto difficile contro una delle squadre più solide del torneo. Ma a bucare lo schermo non è stato il punteggio, bensì il primo piano del piccolo tifoso in lacrime, abbracciato a quella coppa di plastica come a un sogno che sembrava sfuggire.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo. E hanno scatenato una reazione che, nel calcio di oggi, sa di controcorrente: invece dello sfottò, la solidarietà. Sugli spalti alcuni tifosi colombiani hanno intonato cori per consolare il bambino, trasformando una serata amara in un piccolo manifesto di fair play.
L'abbraccio di Cannavaro
A raccogliere quel pianto è stato l'uomo seduto in panchina dall'altra parte: Fabio Cannavaro, capitano dell'Italia campione del mondo nel 2006 e Pallone d'Oro, oggi commissario tecnico dell'Uzbekistan. L'ex difensore non si è limitato a un gesto di circostanza: ha invitato Isfandiyor a un allenamento della nazionale, affidando ai social un messaggio diretto al ragazzino. «Il calcio deve essere felicità e divertimento, per tutti», ha scritto il ct, promettendo di restituire al bambino la serenità perduta allo stadio. Parole che pesano, pronunciate da chi quella Coppa l'ha alzata davvero.
Una favola lunga una qualificazione
Dietro l'episodio c'è la storia di un Paese intero. L'Uzbekistan si è qualificato per la prima volta nella sua storia a una fase finale dei Mondiali, un traguardo costruito negli anni. A stagione in corso la federazione ha poi affidato la nazionale a un nome di richiamo planetario: Cannavaro, uno dei pochissimi difensori capaci di vincere il Pallone d'Oro, come ricordano le cronache internazionali. Una scommessa ambiziosa per accompagnare il debutto iridato di un movimento giovane e affamato.
Ora l'Uzbekistan è atteso da una sfida che sulla carta promette poco e nella realtà può regalare tutto. Ma qualunque cosa dica il campo, questa prima volta avrà già lasciato un'immagine destinata a durare: un bambino in lacrime, un campione del mondo che si china, e l'idea che il pallone, prima di essere un risultato, sia un'emozione da custodire.



