Un segnale arriva da un nome che, fino a ieri, era sinonimo di tecnologia accessibile. CMF, il marchio economico del gruppo Nothing, ha fatto sapere che non lancerà un nuovo telefono nel 2026. Il motivo non è il mercato né i ritardi tecnici: è il costo delle memorie, salito a livelli tali da rendere impossibile costruire un buon smartphone low-cost mantenendo il prezzo di prima.

Cos'ha detto CMF (e perché conta)

A spiegare la decisione è stato Akis Evangelidis, tra i creatori della linea CMF: stava lavorando a un successore, ha raccontato, ma con i prezzi delle memorie ai livelli attuali non è possibile costruire un telefono che rappresenti un vero passo avanti a un prezzo che abbia senso per il marchio, come riportato da 9to5Google. Riprodurre oggi un dispositivo con le stesse caratteristiche del CMF Phone 2 Pro costerebbe circa il 50% in più.

Il dato più sorprendente lo ha fornito il CEO di Nothing, Carl Pei: la memoria è diventata il componente più costoso di uno smartphone, arrivando a pesare per oltre la metà del costo dell'hardware, più del processore e dello schermo. Si tratta di dichiarazioni ufficiali dei vertici dell'azienda, non di indiscrezioni: l'azienda però non ha escluso del tutto futuri prodotti, e un eventuale ripensamento resta possibile.

Perché le memorie costano così tanto

La causa ha un nome: intelligenza artificiale. I data center che addestrano e fanno girare i modelli di AI hanno una fame enorme di memoria ad alte prestazioni, e i grandi gestori del cloud sono disposti a pagarla più dei produttori di PC e telefoni. Così i tre colossi che dominano il settore — la sudcoreana Samsung, la connazionale SK Hynix e l'americana Micron — stanno dirottando la capacità produttiva verso la memoria ad alta banda (HBM) e i chip per i server, riducendo l'offerta destinata al mercato di consumo.

Gli analisti stimano che nel 2026 i data center per l'AI possano assorbire una quota molto ampia della DRAM di fascia alta, secondo le analisi raccolte da IDC. E mentre la domanda corre, l'offerta resta indietro: la crescita delle forniture di DRAM e NAND è prevista sotto la media storica. Risultato: meno chip per tutti gli altri, e prezzi in salita.

Numeri che spaventano

Le percentuali fanno impressione. Secondo le previsioni di TrendForce, nel secondo trimestre 2026 i prezzi contrattuali della DRAM convenzionale aumentano del 58-63% rispetto al trimestre precedente, mentre la NAND Flash (quella degli SSD) cresce del 70-75%. Per la memoria mobile dei telefoni, le soluzioni LPDDR5X registrano un balzo del 78-83% in un solo trimestre.

Sul mercato al dettaglio l'effetto è già visibile: alcune memorie DDR5 hanno moltiplicato il prezzo rispetto all'estate precedente e molti SSD sono arrivati a costare il doppio, come segnala Tom's Hardware Italia.

Cosa significa per chi compra in Italia

La traduzione per il portafoglio è semplice: tutto ciò che contiene memoria rischia di costare di più. Smartphone, soprattutto i modelli economici che vivono di margini risicati; PC e portatili, dove RAM e SSD pesano sul listino; SSD da acquistare a parte per upgrade e gaming; e potenzialmente le console, anch'esse dipendenti da DRAM e memoria flash.

Il consiglio pratico, in attesa che il mercato si raffreddi, è valutare con attenzione gli acquisti rinviabili: se avevate in programma un upgrade di RAM o un SSD nuovo, conviene confrontare bene i prezzi. La cattiva notizia è che non si tratta di un picco passeggero: diverse analisi, tra cui quelle riportate da Tom's Hardware, indicano che la pressione potrebbe durare e che un'inversione concreta dei prezzi medi non è attesa prima del 2028, quando entrerà a regime la nuova capacità produttiva. Fino ad allora, la febbre dell'AI continuerà a farsi sentire anche sugli scaffali dei negozi di elettronica.