L'archiviazione
Il cosiddetto "caso arbitri" si chiude, almeno sul fronte penale. La Procura di Milano ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta, stabilendo che le indagini non hanno prodotto elementi sufficienti a sostenere un'accusa.
Il procedimento riguardava l'Inter, sotto il profilo della responsabilità amministrativa degli enti, e l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, per un'ipotesi di frode sportiva. Per entrambi la conclusione è la stessa: nessun rinvio a giudizio.
Le parole dei magistrati
A colpire, nel provvedimento, è il linguaggio con cui la Procura descrive la debolezza dell'impianto accusatorio. Gli inquirenti parlano di "ipotesi, talvolta suggestioni" che, prive di base probatoria, non hanno consentito nemmeno di formulare compiute incolpazioni preliminari. Nel caso specifico di Rocchi, l'ipotesi di frode sportiva viene ricondotta a una "mera illazione", proprio per l'assenza di riscontri.
Sono formule che pesano: dicono che, agli occhi dei magistrati, non c'erano prove concrete di irregolarità, ma soltanto supposizioni non verificate.
Cosa significa archiviare
Vale la pena chiarire un punto, per non confondere i piani. L'archiviazione non è una sentenza di assoluzione: è la decisione di non proseguire perché gli elementi raccolti non sono ritenuti idonei a sostenere un'accusa in giudizio. Chi è stato indagato, in ogni caso, resta presunto innocente, e qui nessuno è mai stato imputato in un processo.
È una distinzione importante soprattutto in una vicenda che tocca nomi noti: parlare di archiviazione per assenza di prove significa che il procedimento si ferma prima ancora di arrivare a un'aula, non che si sia celebrato e concluso un giudizio.
Il contesto
Il tema degli arbitri e delle designazioni è tra i più incandescenti del calcio italiano, e ciclicamente alimenta polemiche e sospetti. Ma il metro della magistratura ordinaria è diverso da quello del dibattito pubblico: richiede prove documentate, non impressioni o sensazioni.
L'esito di questa inchiesta fotografa proprio quella distanza. Ciò che nel discorso dei tifosi o degli addetti ai lavori può apparire come un'anomalia, sul piano penale non ha superato la soglia necessaria a diventare un'accusa. Resta, come sempre, la possibilità che le istituzioni sportive valutino i fatti con i propri regolamenti, su un binario separato da quello della giustizia penale.



