Che cos'è il G7
Il G7, sigla che sta per "Gruppo dei Sette", è un forum informale che riunisce sette tra le maggiori economie avanzate del mondo. Non è un'organizzazione internazionale in senso stretto: non nasce da un trattato, non ha una sede permanente né un segretariato stabile, a differenza delle Nazioni Unite o della NATO. È piuttosto un club di Paesi che condividono democrazia liberale ed economia di mercato e che si coordinano su grandi temi economici e politici.
I sette membri sono Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Canada. A questi si aggiunge l'Unione Europea, che partecipa a pieno titolo ai lavori e ai vertici — rappresentata dal presidente della Commissione europea e dal presidente del Consiglio europeo — pur senza essere conteggiata come ottavo membro né poter assumere la presidenza di turno.
Le origini: dal G6 al G7
Il gruppo nasce nel 1975 su iniziativa del presidente francese Valéry Giscard d'Estaing, con il sostegno del cancelliere tedesco Helmut Schmidt. Il primo vertice si tenne al castello di Rambouillet, in Francia, dove i leader di Francia, Germania Ovest, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Italia discussero di shock petrolifero, crisi finanziaria e vie d'uscita dalla recessione. Si trattava allora di un G6, e i partecipanti decisero di incontrarsi una volta l'anno con una presidenza a rotazione.
L'anno successivo, nel 1976, l'ingresso del Canada trasformò il G6 in G7. Per quasi vent'anni la formula restò invariata, fino a quando, alla fine degli anni Novanta, la Russia fu progressivamente coinvolta: come membro a pieno titolo dal 1998, dando vita al G8. La parentesi russa si chiuse nel 2014: dopo l'annessione della Crimea, gli altri Paesi sospesero la partecipazione di Mosca, e il gruppo è tornato a essere il G7 nella sua composizione attuale.
Come funziona
Il cuore dell'attività del G7 è il vertice annuale dei capi di Stato e di governo. L'organizzazione ruota attorno a una presidenza di turno, che cambia ogni anno tra i sette Paesi: chi la detiene fissa l'agenda, ospita il summit e svolge le funzioni di segretariato temporaneo. L'Italia, per esempio, ha guidato il G7 nel 2024. Nel corso dell'anno si tengono numerose riunioni ministeriali e tecniche — su finanze, esteri, ambiente, salute, digitale — che preparano l'incontro dei leader, di norma chiuso da un comunicato congiunto.
Un punto essenziale: le decisioni del G7 non sono giuridicamente vincolanti. Il gruppo lavora per consenso e produce orientamenti politici e impegni morali, non norme che si possano far rispettare. La sua forza sta nella capacità di allineare Paesi che pesano molto sull'economia e sulla finanza globali.
A cosa serve oggi
Nato per gestire le turbolenze economiche degli anni Settanta, il G7 resta uno strumento di coordinamento tra le democrazie occidentali: dalle sanzioni alla Russia agli aiuti all'Ucraina, dalla sicurezza energetica alla regolazione delle nuove tecnologie, fino ai temi climatici e sanitari.
Il suo peso relativo, però, è in calo. Secondo i dati raccolti da Statista, la quota del G7 sul PIL mondiale misurato a parità di potere d'acquisto è scesa da circa il 43% del 2000 al 30% di oggi, mentre i Paesi BRICS hanno superato il gruppo già nel 2018. È anche per questo che, sulle grandi questioni globali, accanto al G7 ha assunto crescente importanza il G20, che include le principali economie emergenti. Il G7 conserva un ruolo di guida politica tra Paesi affini, ma in un mondo sempre più multipolare non può più pretendere di parlare da solo a nome dell'economia mondiale.



