L'era dei pacchi a costo zero in arrivo dall'Asia sta per finire. Dal 1° luglio 2026 ogni piccola spedizione extra-UE di valore non superiore a 150 euro viene colpita da un dazio fisso di 3 euro, deciso dal Consiglio dell'Unione europea nel dicembre 2025 (Consilium). Nel mirino ci sono soprattutto le piattaforme del fast fashion e dell'elettronica low cost: Shein, Temu e AliExpress. Ma attorno a questa misura circolano molti equivoci. Proviamo a fare chiarezza.

Cos'è (e cosa non è) questo prelievo

Fino ad oggi i pacchi sotto i 150 euro entravano nell'UE senza dazi doganali, grazie alla soglia cosiddetta de minimis. Quella franchigia viene di fatto neutralizzata: il dazio da 3 euro è una misura temporanea, destinata a restare in vigore finché Bruxelles non troverà una soluzione strutturale con la riforma doganale prevista per il 2028 (Euronews).

Attenzione a non confonderlo con la handling fee, cioè la futura commissione amministrativa pensata per coprire i costi di gestione del fiume di pacchi e-commerce: si tratta di due cose diverse, e quest'ultima non è ancora legge.

Chi versa i 3 euro

Qui sta il primo malinteso. Non è il consumatore a presentarsi in dogana a pagare: l'obbligo formale ricade sul dichiarante, cioè di norma la piattaforma, il venditore o l'intermediario doganale incaricato dello sdoganamento. In pratica, però, è quasi certo che il costo venga ribaltato sul prezzo finale dell'ordine: lo paga comunque chi compra, ma sotto forma di rincaro alla cassa, non come bolletta doganale separata.

Il calcolo frainteso: per pacco o per articolo?

È il punto più controverso. La regola del Consiglio parla di un dazio per spedizione: tre magliette nello stesso pacco pagano 3 euro, non 9. Se invece arrivano in tre pacchi separati, si pagano 3 euro per ciascuno.

Ma c'è un'insidia tecnica. I 3 euro si applicano per voce tariffaria dichiarata, cioè per categoria merceologica. Se il venditore usa una dichiarazione semplificata e raggruppa tutto in un'unica riga doganale, il dazio resta di 3 euro. Se invece la merce viene registrata in più sottovoci diverse, il prelievo si moltiplica: un pacco con uno smartphone, un caricabatterie e degli auricolari potrebbe generare più addebiti da 3 euro. Tutto dipende quindi da come il venditore compila la dichiarazione doganale, non dal numero di oggetti in sé.

L'Italia ci aggiunge un contributo da 2 euro

In Italia il conto può salire ancora. La legge di bilancio 2026 ha introdotto un contributo amministrativo da 2 euro, riscosso dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulle spedizioni extra-UE con valore dichiarato fino a 150 euro, come ricorda Altroconsumo. Sommato al dazio europeo, si arriva a una "doppia tassa" che per molti acquisti significa fino a 5 euro in più a pacco.

I due prelievi non sono la stessa cosa: il dazio da 3 euro è europeo e finisce nelle casse UE, il contributo da 2 euro è italiano e copre le spese di gestione doganale nazionale. A tutto questo, ricordiamolo, si aggiunge sempre l'IVA, già dovuta su questi acquisti.

Cosa aspettarsi

Le piattaforme non sono rimaste a guardare: Shein e Temu hanno già spostato parte delle scorte in magazzini logistici dentro l'UE, così da spedire dall'interno e aggirare il dazio sui pacchi diretti dall'estero. Per il consumatore la regola pratica è semplice: i micro-acquisti spediti singolarmente dall'Asia diventano molto meno convenienti, mentre raggruppare più prodotti in un solo ordine aiuta a contenere il peso del dazio.