Una locomotiva in panne
Per un quarto di secolo la Germania è stata la locomotiva d'Europa: surplus commerciali record, industria manifatturiera dominante, conti pubblici in ordine. Quell'immagine oggi è incrinata. Secondo la Commissione europea, il Pil tedesco si è contratto nel 2023 e nel 2024 e ha sostanzialmente ristagnato nel 2025, con una ripresa modesta attesa solo dal 2026, trainata soprattutto dalla maxi-spesa pubblica in difesa e infrastrutture. Caro-energia, calo della domanda industriale e dazi americani hanno colpito il cuore del modello export-led.
Il risultato è un paradosso: il Paese che dettava le regole della finanza e dell'industria continentale si ritrova con campioni nazionali indeboliti e quindi contendibili. Aziende un tempo intoccabili sono diventate possibili prede.
Il credito: lo scontro UniCredit-Commerzbank
Il caso simbolo è bancario. UniCredit è salita fino a circa il 29% di Commerzbank, diventandone primo azionista, e ha lanciato un'offerta interamente in azioni per superare la soglia del 30%. La reazione tedesca è stata di chiusura politica: il governo, ancora secondo azionista con circa il 12% ereditato dal salvataggio post-2008, ha respinto l'offerta giudicandola priva di un premio adeguato e ha difeso l'indipendenza della banca, sottolineandone il ruolo nel finanziamento del Mittelstand, la rete di piccole e medie imprese (Bloomberg). L'operazione, allo stato, non procede secondo i piani di Milano, ma il pressing italiano ha messo a nudo quanto un pilastro del credito tedesco sia ormai oggetto di mira straniera.
I porti: MSC entra ad Amburgo
La logistica racconta la stessa storia. Il gruppo armatoriale italo-svizzero MSC ha acquisito una quota del 49,9% di HHLA, la società che gestisce i terminal del porto di Amburgo, con la città a mantenere il 50,1% (Lloyd's List). Un colosso privato globale dentro lo scalo-simbolo della potenza commerciale tedesca: un altro tassello del ribaltamento.
La tv: il colpo della famiglia Berlusconi
Nel settore media il cambio di mano è già completato. MFE-MediaForEurope, controllata dalla famiglia Berlusconi (erede di Mediaset), ha conquistato il controllo del primo broadcaster tedesco ProSiebenSat.1, salendo a oltre il 75% del capitale (ProSiebenSat.1), nel quadro di un progetto dichiarato di "polo televisivo paneuropeo".
L'angolazione per l'Italia e l'Europa
Qui finisce il terreno dei fatti e comincia l'analisi. L'Italia, a lungo considerata l'anello debole, si ritrova nel ruolo inedito di compratore: UniCredit, MSC e MFE sono protagonisti di operazioni che vent'anni fa sarebbero apparse impensabili. È, in parte, il segno di una ritrovata solidità di alcuni gruppi italiani e, in parte, lo specchio della fragilità altrui.
Ma il fenomeno solleva una domanda più ampia. Bruxelles invoca da anni campioni europei capaci di competere con Stati Uniti e Cina: ironicamente, quando il consolidamento bussa alla porta, è spesso Berlino a opporre il veto nazionale, come dimostra il caso Commerzbank. Per l'Europa la vera posta in gioco non è chi compra chi, ma se saprà trasformare questa stagione di fusioni in soggetti realmente continentali, o se resterà il teatro di scalate difensive e veti incrociati.



