La diffidenza verso i vaccini, dilagata tra le persone negli anni della pandemia, sta passando agli animali. Negli ultimi mesi, in più regioni italiane, gruppi di proprietari e allevatori hanno rifiutato o ostacolato le vaccinazioni di bestiame e animali domestici, alimentati spesso da una paura tanto diffusa quanto infondata: quella dei vaccini a mRNA. Come ricostruisce Open, il fenomeno tocca ormai casi concreti, dalla dermatite nodulare dei bovini all'influenza aviaria, fino alla rabbia.

Dalla Sardegna al Veneto, i casi sul campo

In Sardegna, dopo la comparsa del virus della dermatite nodulare contagiosa (lumpy skin disease), è scattato l'obbligo di vaccinazione per bovini e bufalini, con sanzioni che secondo Open vanno da 2.000 a 20.000 euro. A Masainas, nel Sulcis, un gruppo di proprietari ha tentato di impedire le vaccinazioni, sostenendo che "gli animali sani non si vaccinano"; la Asl ha annunciato una denuncia formale.

Il cuore della disinformazione resta però l'aviaria. Il ministero della Salute ha avviato in primavera un progetto pilota di vaccinazione in pochi allevamenti, tra tacchini nel Veronese e ovaiole nel Mantovano. Online, riferisce Open, si sono diffuse voci su presunti vaccini "a mRNA come quelli del Covid" e sul rischio per chi consuma uova e carne.

Cosa dicono davvero i dati: niente mRNA

È il punto su cui esperti e autorità sono netti. Il piano italiano non utilizza vaccini a mRNA, che del resto in Europa non esistono nemmeno per l'aviaria. Come spiega il Salvagente, si impiegano due tecnologie tradizionali: un vaccino vettoriale ricombinante (HVT-H5), che usa un herpesvirus del tacchino innocuo per l'uomo per esprimere la proteina H5 — tecnica in uso dagli anni Novanta — e un richiamo a subunità inattivata.

L'Associazione nazionale medici veterinari italiani (ANMVI) è altrettanto chiara: "Non si tratta di vaccini basati sulla tecnologia che utilizza l'm-RNA", e "uova e carne sono sicuri per il consumatore e non contengono vaccini o parti di essi". I prodotti sono autorizzati dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA), che ne ha valutato positivamente sicurezza ed efficacia.

I rischi veri: malattie evitabili e zoonosi

Se i timori sull'mRNA sono privi di fondamento, i pericoli del non vaccinare sono concreti. Lo mostra il caso della rabbia di Vittorio Veneto (Treviso): un cane importato illegalmente dal Marocco, dove la malattia è endemica, è risultato infetto. Come riportano Quotidiano.net e l'ANMVI, è scattato un monitoraggio di sei mesi, con persone sotto osservazione e l'obbligo di vaccinazione antirabbica per i cani e i gatti del territorio.

La rabbia, una zoonosi letale, è considerata debellata in Italia da diversi anni proprio grazie ai vaccini — un risultato che le campagne di sfiducia rischiano di mettere in pericolo. I veterinari raccomandano di non adottare animali da Paesi dove circolano zoonosi mortali e di informarsi sempre sullo stato sanitario di chi importa o viaggia con un animale.

La posizione degli esperti

Gli specialisti distinguono nettamente la disinformazione dai fatti. Il rifiuto vaccinale, oltre a esporre il singolo animale a malattie evitabili, indebolisce l'immunità di gruppo e favorisce la circolazione di agenti patogeni trasmissibili anche all'uomo. Sul piano deontologico, come ricorda il portale MyVeterinario, il medico veterinario non può assecondare un rifiuto che causa sofferenze evitabili all'animale: deve informare il proprietario delle conseguenze e, nei casi più gravi, segnalare alle autorità. La lezione è semplice: la scienza veterinaria offre dati solidi, ma deve fare i conti con una sfiducia che, a differenza dei vaccini usati, si trasmette davvero.