L'arte contemporanea italiana a Valencia

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo continua il suo lavoro di promozione dell'arte contemporanea oltre confine. La realtà torinese porta all'Institut Valencià d'Art Modern (IVAM) di Valencia la mostra "Ti chiamo corpo", inaugurata nel mese di luglio nel prestigioso museo spagnolo. Un progetto che conferma la vocazione internazionale della Fondazione, da anni impegnata a far viaggiare l'arte italiana e a costruire relazioni con le grandi istituzioni europee.

Ti chiamo corpo, un dialogo tra due artisti

Il cuore della mostra è l'incontro tra due voci diverse. L'esposizione riunisce 52 opere tra pittura, fotografia, scultura e installazione, mettendo in dialogo i linguaggi di Irene Grau e Marco Giordano attorno al rapporto tra uomo, natura e infrastrutture contemporanee. Un tema che interroga il presente, tra corpo e ambiente, tra dimensione umana e strutture tecnologiche che ridisegnano il paesaggio in cui viviamo.

La cornice dell'IVAM

Non è casuale la scelta della sede. L'IVAM è uno dei musei d'arte moderna e contemporanea più importanti della Spagna, punto di riferimento per il pubblico e per gli addetti ai lavori. Portare qui una mostra significa inserire gli artisti in un circuito internazionale di primo piano, offrendo loro visibilità e occasioni di confronto con un pubblico diverso da quello italiano.

Il ritorno a casa nel 2027

Il progetto, però, non si esaurisce in Spagna. Dopo la tappa valenciana, la mostra proseguirà il suo percorso in Italia: sarà allestita a Palazzo Re Rebaudengo di Guarene, in provincia di Cuneo, nel gennaio 2027. Un movimento di andata e ritorno che riporta a casa, arricchita dall'esperienza internazionale, un'operazione partita dall'Italia.

Come ha sottolineato la presidente Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, l'obiettivo è valorizzare il talento degli artisti e costruire ponti culturali a livello internazionale. Un impegno che, dalla base torinese della Fondazione, continua a proiettare l'arte contemporanea italiana sulla scena europea, alternando lo sguardo verso l'esterno alla cura del proprio radicamento territoriale.