Un filo che lega l'arte alla vita
C'è un filo — letterale e metaforico — che attraversa l'opera di Maria Lai: un filo che cuce, lega, racconta. Dal 25 giugno al 21 settembre 2026 il Museo Madre di Napoli — la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee — le dedica una grande retrospettiva intitolata «Maria Lai. Essere è tessere». Il titolo è già un manifesto: per Lai essere artista significava tessere, intrecciare il proprio io con il mondo.
La mostra occupa 764 metri quadrati al terzo piano del museo e riunisce circa duecento opere — lavori su tela, libri cuciti, assemblaggi — insieme a materiali d'archivio, lungo un percorso che abbraccia decenni di produzione.
Chi era Maria Lai
Nata nel 1919 a Ulassai, nell'Ogliastra, Maria Lai si è spenta nel 2013. La sua ricerca affonda le radici nella tradizione sarda — i telai, i ricami, le narrazioni orali — ma dialoga con le avanguardie del Novecento. Le sue Tele Cucite rompono la superficie pittorica con ago e filo, i Libri Cuciti trasformano la pagina in una materia tattile, le Geografie mappano territori immaginari con lana e carta.
«Legarsi alla montagna»
Tra le sue opere ne resta una nella memoria collettiva: Legarsi alla montagna, realizzata a Ulassai nel 1981. Lai invitò gli abitanti del paese a legarsi l'uno all'altro con un nastro azzurro che percorreva il villaggio, annodandosi alle case, agli alberi, alle persone, fino alla montagna. Una performance che trasformò un'intera comunità in opera d'arte vivente, dissolvendo il confine tra artista e pubblico. È questa dimensione relazionale — l'arte come pratica di legame e di cura — che la mostra intende restituire.
La curatela
La retrospettiva è curata da Mónica Amor e Carlos Basualdo, con il supporto di ricerca di Giulia Brandinelli, in un percorso costruito per temi più che per cronologia. «Maria Lai, figura fondamentale del Novecento italiano, è finalmente restituita dai curatori alla complessità del suo percorso artistico», ha dichiarato Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina, nelle parole riprese dall'ANSA.
Napoli e Sardegna, un dialogo tra Sud e Sud
Non è casuale che sia Napoli a ospitare questa retrospettiva. Da anni il Madre è tra i musei di arte contemporanea più attivi del Mezzogiorno, e dedicare uno spazio così ampio a un'artista sarda — vissuta lontana dai grandi circuiti dell'arte — suona come un atto di giustizia culturale. La ricerca di Lai ha anticipato temi oggi centrali: l'arte relazionale, il femminismo materiale, il rapporto tra memoria e comunità. La mostra è aperta fino al 21 settembre 2026 al Museo Madre, in via Settembrini a Napoli.



