Una scrittrice in Vaticano

Per Elizabeth Strout era la prima volta in Vaticano. La scrittrice americana, Premio Pulitzer 2009 con Olive Kitteridge e amata anche in Italia per i personaggi come Lucy Barton, è stata tra i protagonisti dell'udienza con cui, il 24 giugno 2026, Papa Leone XIV ha ricevuto una delegazione internazionale di autori per il centenario della Libreria Editrice Vaticana, la casa editrice della Santa Sede fondata nel 1926.

«Penso sia un uomo meraviglioso e un Papa meraviglioso, è stato un piacere incontrarlo oggi», ha detto Strout uscita dall'udienza. Secondo la cronaca dell'AgenSIR, all'incontro erano attese altre grandi voci della letteratura mondiale, dal Nobel Jon Fosse a Marilynne Robinson e Mircea Cărtărescu.

«Uno dei motivi per cui scrivo»

Il cuore delle sue parole sta in una frase semplice e diretta, come la sua prosa: «È uno dei motivi per cui scrivo, per contribuire a rompere questo isolamento che esiste naturalmente tra tutti noi». Un pensiero che si intreccia con il messaggio del Pontefice sul valore della lettura — la capacità di immedesimarsi in vite diverse e di comprendere prospettive lontane dalla propria.

La scrittrice delle solitudini

C'è qualcosa di coerente nel fatto che sia proprio Strout a raccogliere questo filo. Tutta la sua narrativa è attraversata dall'esplorazione della solitudine: la testarda Olive Kitteridge che impara a lasciarsi toccare dagli altri, Lucy Barton che ritrova la madre dopo anni di distanza, le famiglie spezzate dei suoi romanzi. In Italia è pubblicata da Einaudi e seguita da un pubblico fedele.

In arrivo un nuovo romanzo

L'incontro vaticano arriva in un momento di rinnovata attenzione per l'autrice anche sul fronte editoriale. A ottobre 2026 è atteso in Italia il suo nuovo romanzo, The Things We Never Say (titolo italiano ancora da definire), già uscito con successo nei Paesi anglosassoni: al centro c'è un professore di storia la cui vita viene segnata dalle scelte del governo americano, con riflessi sul rapporto con il figlio. Strout ha accennato a elementi autobiografici, senza aggiungere dettagli. Una voce che racconta l'America dei margini e che, dai Palazzi Apostolici, torna a ribadire la sua idea di letteratura: un ponte tra le solitudini.