Un ministro contro il caldo (con stile)
Parigi sotto la cappa dell'afa, con temperature oltre i 30 gradi. E a intervenire sul tema non è il servizio meteorologico, ma il ministro del Lavoro in persona. Jean-Pierre Farandou si è detto favorevole all'idea che i lavoratori indossino i bermuda in ufficio nelle giornate più torride, come riporta l'ANSA. La condizione, però, è una sola: la qualità.
«Se è un bel bermuda, di buona fattura, con una bella camicia e scarpe a tono, penso che sia assolutamente possibile», ha dichiarato il ministro, aprendo di fatto un piccolo dibattito nazionale su abbigliamento, decoro professionale e buon senso.
Il principio del buon senso
Proprio al «buon senso» Farandou ha affidato la bussola per i codici di abbigliamento aziendali: non tutti i bermuda sono uguali, e distinguere un paio di pantaloncini da spiaggia da un bermuda elegante ben abbinato è, appunto, questione di misura. Curioso il dettaglio personale: il ministro ha ammesso di continuare a presentarsi in giacca e cravatta nonostante il caldo, giustificandosi con il fatto di svolgere un lavoro da scrivania — e di non essere, quindi, il miglior esempio. «Come datore di lavoro lo permetterei», ha aggiunto, spostando la palla nel campo delle imprese.
Un classico dell'estate
Il tema del dress code estivo in ufficio torna puntuale a ogni ondata di calore, come i tormentoni in radio. Fino a dove può spingersi l'informalità senza intaccare l'autorevolezza professionale? In Francia — patria dell'eleganza ma anche di una crescente attenzione al benessere dei lavoratori — la domanda ha un sapore quasi simbolico.
Dietro la battuta, in fondo, c'è un tema serio: come adattare il lavoro a estati sempre più calde. Dall'abbigliamento agli orari, le ondate di calore stanno spingendo aziende e istituzioni di mezza Europa a rivedere le proprie abitudini. La presa di posizione di Farandou, allora, non è solo una nota di costume: è il segnale che anche oltralpe qualcosa, lentamente, si muove. Un bermuda alla volta.



