È morto il 22 giugno 2026 Alan Greenspan, l'uomo che per quasi vent'anni ha tenuto in mano le leve dell'economia più potente del pianeta. Aveva compiuto cento anni lo scorso 6 marzo. Secondo le ricostruzioni delle testate americane, a darne notizia è stata la moglie, la giornalista Andrea Mitchell, che ha indicato come causa le complicazioni del morbo di Parkinson. Con lui scompare una delle figure più influenti e discusse della finanza mondiale, la cui reputazione — sottolinea l'ANSA — è stata intaccata dalla crisi del 2008.
Dal sassofono alla Fed
Nato a New York il 6 marzo 1926, il giovane Greenspan studiò musica alla Juilliard School prima di trovare la sua vera vocazione nei numeri e nei mercati. Già nella seconda metà degli anni Settanta era entrato nei palazzi del potere come presidente del Consiglio dei consulenti economici sotto Gerald Ford. Fu Ronald Reagan a chiamarlo alla guida della Federal Reserve nel 1987, raccogliendo l'eredità di Paul Volcker. Da lì Greenspan sarebbe rimasto in sella fino al 31 gennaio 2006, servendo quattro presidenti di entrambi gli schieramenti: Reagan, George H. W. Bush, Bill Clinton e George W. Bush.
Il battesimo del fuoco e il "Maestro"
Greenspan non ebbe tempo di ambientarsi. Appena due mesi dopo l'insediamento, il 19 ottobre 1987 — il "Lunedì nero" — Wall Street perse oltre il 22% in una sola seduta. La Fed reagì con rapidità, inondando il sistema di liquidità. Quella mossa fondò un copione che si sarebbe ripetuto per anni e che gli analisti battezzarono il "Greenspan put": la convinzione che la banca centrale sarebbe sempre intervenuta a sostenere i listini nei momenti di crisi.
Negli anni Novanta il prestigio di Greenspan toccò vette quasi mitologiche, presiedendo la Fed durante una delle più lunghe espansioni della storia americana. Il giornalista Bob Woodward gli dedicò nel 2000 un libro dal titolo eloquente, Maestro: il soprannome gli rimase incollato addosso.
L'"esuberanza irrazionale" e i tassi bassi
Non mancarono i segnali di allarme. Nel dicembre 1996, di fronte a una Borsa che correva verso record continui, fu lui stesso a coniare la celebre espressione "irrational exuberance", mettendo in guardia gli investitori. Pochi anni dopo la bolla delle dot-com sarebbe esplosa. La risposta della Fed allo scoppio di quella bolla e allo shock dell'11 settembre fu una stagione di tassi d'interesse straordinariamente bassi nei primi anni Duemila: una scelta che, secondo molti economisti, gonfiò il mercato immobiliare e il credito facile.
L'ombra del 2008 e la confessione
La filosofia di Greenspan è sempre stata coerente: fiducia nella deregolamentazione e nella capacità dei mercati di autoregolarsi. Una visione che la crisi finanziaria del 2008 mise brutalmente in discussione. Lo stesso protagonista lo ammise: nell'ottobre 2008, davanti a una commissione del Congresso, riconobbe di aver "commesso un errore nel presumere" che le banche fossero le migliori custodi dei propri azionisti, come riportato da CBS News. Una confessione che incrinò per sempre l'aura del "Maestro".
Gli succedette Ben Bernanke, chiamato proprio a gestire la tempesta. Resta la figura di un uomo che ha incarnato un'epoca di fiducia quasi illimitata nei mercati: per i suoi ammiratori un genio della politica monetaria, per i critici l'architetto di una stagione di eccessi di cui il mondo avrebbe poi pagato il conto.



