Banca Monte dei Paschi di Siena non è più la "malata" del credito italiano, ma un istituto conteso. Lo ha rivendicato il suo amministratore delegato, Luigi Lovaglio, parlando il 23 giugno alla Mediobanca Ceo Conference. Secondo quanto riportato dall'ANSA, Lovaglio ha detto di "accogliere con favore" l'interesse verso la banca, frutto di una rinascita che ne ha fatto un attore di primo piano, e ha descritto l'istituto come un "gioiello", sottolineando che il riconoscimento dell'eccellenza alza naturalmente l'asticella delle operazioni in campo.

Parole misurate, ma cariche di significato in un momento in cui la banca senese si trova al centro del cosiddetto "risiko bancario".

Da salvataggio pubblico a preda contesa

Per cogliere la portata della frase serve guardare indietro. Mps è stata per anni il simbolo della crisi bancaria italiana, culminata nel salvataggio pubblico del 2017, che portò il Ministero dell'Economia a diventare azionista di controllo. Da allora il percorso è stato lungo: pulizia dei crediti deteriorati, ricapitalizzazioni, taglio dei costi e progressivo rientro dello Stato, oggi sceso a una partecipazione residuale.

Il risanamento ha cambiato la fisionomia dell'istituto. Sotto la guida di Lovaglio, arrivato nel 2022, Mps è passata da un valore di Borsa di circa 2,5 miliardi di euro a oltre 27 miliardi, come ricostruisce il Quotidiano Nazionale. L'uscita progressiva del Tesoro ha trasformato la banca da peso pubblico in possibile protagonista del consolidamento.

La fusione con Mediobanca

Il tassello che ha reso Mps davvero appetibile è l'operazione su Mediobanca. La banca senese ha conquistato circa l'86,3% di Piazzetta Cuccia ed è in corso la fusione per incorporazione, come riportato da Borsa Italiana. Attraverso Mediobanca, inoltre, Mps guarda indirettamente al mondo del risparmio gestito e assicurativo. È questa catena — banca commerciale, investment banking e wealth management — il vero "gioiello" a cui guarda il mercato.

La sfida tra Intesa e Banco Bpm

L'interesse di cui parla Lovaglio ha nomi e cifre precisi. L'8 giugno Intesa Sanpaolo ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) totalitaria sulle azioni Mps, finalizzata al delisting, con un corrispettivo che valorizzava il titolo intorno a 10 euro e un premio di circa il 12,5% sulla chiusura precedente, sempre secondo Borsa Italiana. Il giorno prima Banco Bpm aveva proposto a Siena una fusione "alla pari" per dare vita al secondo operatore bancario domestico, con oltre un miliardo di sinergie attese.

Il consiglio di Mps, riunitosi il 22 giugno, ha confermato di proseguire l'integrazione con Mediobanca mentre valuta sia l'offerta di Intesa sia la proposta di Banco Bpm, come riferisce Milano Finanza.

Cosa cambia per il sistema e per i risparmiatori

Per il sistema bancario italiano, la partita su Mps significa la possibile nascita di un "secondo polo" capace di insidiare la leadership di Intesa, con effetti sulla concorrenza. Per correntisti e risparmiatori, le ricadute dipenderanno dall'esito: una fusione può portare razionalizzazioni di sportelli, ma anche maggiore solidità. Per gli azionisti, l'asta tra pretendenti tende intanto a sostenere il valore del titolo. La frase di Lovaglio, in fondo, è anche un messaggio negoziale: chi vuole il "gioiello" dovrà pagarlo al giusto prezzo.