Una sentenza secca, pronunciata da chi il calcio italiano lo ha conosciuto da protagonista. Michel Platini non usa giri di parole quando, lunedì 22 giugno a Fiano Torinese, descrive lo stato di salute del movimento azzurro: serve azzerare tutto e ricominciare.
La diagnosi di Platini
L'ex Pallone d'Oro ha parlato a margine della Golf Cup della Fondazione Vialli e Mauro, l'appuntamento benefico "Swing for Research" andato in scena al Royal Park I Roveri. Il giudizio sul calcio italiano è netto: «L'Italia deve ripartire da zero», ha dichiarato l'ex centrocampista, «non è possibile che per tre volte la nazionale non partecipi al Mondiale».
Platini, che in Italia ha vestito a lungo la maglia della Juventus, non si è limitato alla denuncia ma ha indicato una strada precisa, quella battuta dalla Francia nei suoi anni di crisi. «Il calcio italiano deve fare quello che abbiamo fatto in Francia quando non andavamo mai ai Mondiali», ha spiegato, invitando a ripartire dalla costruzione di un centro di educazione e formazione per tutto il sistema. Un modello che, ha ricordato, «in Francia ha dato i suoi frutti».
Il modello francese: «Una scelta politica, non calcistica»
Il punto centrale del ragionamento riguarda la natura della svolta. Per il francese, la rinascita non passa solo dai campi: «Quando in Francia abbiamo deciso di azzerare tutto e ripartire è stata una decisione politica, non calcistica», ha sottolineato, rievocando gli "stati generali del calcio" francesi e il lavoro sui talenti che ne seguì. All'evento torinese, dedicato alla raccolta fondi per la ricerca, erano presenti anche altri volti noti del pallone, da Gianfranco Zola a Giancarlo Antognoni.
Lo specchio della crisi azzurra
Le parole di Platini cadono in un momento simbolico. La Nazionale è fuori dai Mondiali per la terza edizione di fila: dopo le eliminazioni del 2018 e del 2022, lo scorso 31 marzo gli azzurri si sono arresi alla Bosnia nella finale dei playoff, sconfitti ai rigori. Un'assenza pesantissima per i quattro volte campioni del mondo.
Lo stesso giorno, la FIGC sceglie il nuovo presidente
Non è un caso che il monito arrivi proprio mentre la Federazione volta pagina. Sempre il 22 giugno, a Roma, è in corso l'assemblea elettiva della FIGC per eleggere il successore di Gabriele Gravina, dimessosi proprio dopo l'eliminazione dai Mondiali. In corsa due candidati, Giovanni Malagò e Giancarlo Abete.
Due facce della stessa medaglia: da un lato chi, come Platini, invoca una rivoluzione "politica" del sistema; dall'altro lo stesso Abete che, all'apertura dei lavori, ha messo in guardia contro l'illusione di cambiare il presidente senza risolvere i problemi strutturali. Il calcio italiano, archiviata la stagione dei rimpianti, sa di dover ricostruire. La domanda è da dove cominciare.



