Basta un attimo: si nuota tranquilli e all'improvviso si sente un bruciore intenso, come una scottatura, su gamba o braccio. Nella stragrande maggioranza dei casi non c'è nulla di grave, ma sapere come comportarsi aiuta a ridurre dolore e fastidio. Vediamo cosa fare, fondandoci su indicazioni mediche e non su rimedi della nonna.
Cosa succede sulla pelle
Le meduse non "mordono". Sui tentacoli hanno migliaia di cellule urticanti specializzate, chiamate cnidocisti (o nematocisti): al contatto si attivano come minuscoli arpioni che penetrano la cute e iniettano un mix di sostanze urticanti e in parte neurotossiche, come spiega il Gruppo San Donato. È per questo che il dolore è immediato e bruciante.
I sintomi tipici
Nella forma più comune compaiono bruciore e dolore intenso, arrossamento, prurito, gonfiore e talvolta piccole vescicole, spesso disposti a "frustata" lungo la traiettoria del tentacolo. Secondo il Manuale MSD i sintomi locali si attenuano in genere nel giro di poche ore e si risolvono entro 24-48 ore, anche se il segno sulla pelle può restare più a lungo.
Cosa fare davvero
- Esci dall'acqua con calma, evitando movimenti bruschi.
- Sciacqua subito con acqua di mare, mai con acqua dolce: l'acqua dolce, alterando l'equilibrio salino, può far scaricare le cellule urticanti ancora intatte e peggiorare il bruciore.
- Rimuovi gli eventuali frammenti di tentacolo senza toccarli a mani nude: meglio una pinzetta o il bordo di una tessera, evitando di strofinare.
- Applica impacchi freddi (ghiaccio avvolto in un panno, mai a contatto diretto) per alleviare dolore e prurito.
- Eventualmente, su indicazione, si possono usare prodotti da banco come un gel astringente o una crema cortisonica; in caso di dolore persistente è utile un comune analgesico per bocca.
Nei giorni successivi conviene proteggere la zona dal sole, che può favorire macchie e iperpigmentazione.
I falsi miti da dimenticare
- No alla pipì. È il rimedio più diffuso e più inutile: l'urina non ha effetto sul veleno e può addirittura stimolare il rilascio di altre tossine.
- No all'acqua dolce, per il motivo già spiegato.
- No ad ammoniaca e alcol, che irritano ulteriormente la pelle.
- Attenzione all'aceto. All'estero viene a volte consigliato, ma per le meduse del Mediterraneo come la Pelagia noctiluca può peggiorare i sintomi scatenando il rilascio delle nematocisti, come evidenzia una revisione scientifica su Marine Drugs. Per i nostri mari, meglio evitarlo.
- No a grattarsi o strofinare con la sabbia: si rompono altre cellule urticanti.
Quando preoccuparsi
La puntura è quasi sempre un fastidio passeggero. Va però chiesto aiuto medico se la reazione cutanea è molto estesa o se compaiono sintomi generali: pallore, sudorazione, nausea, vomito, vertigini, confusione e soprattutto difficoltà respiratorie o gonfiore di viso e gola, possibili segni di una reazione allergica grave. In questi casi chiama subito il 112 (o il 118).
Le meduse dei nostri mari
La specie più nota e urticante del Mediterraneo è la Pelagia noctiluca, la cosiddetta "medusa luminosa": piccola, dall'ombrello rosa-violaceo, con tentacoli sottili che possono allungarsi anche oltre un metro. Più innocue, invece, le grandi Rhizostoma pulmo (il "polmone di mare") e la Cotylorhiza tuberculata, la "medusa cassiopea" o "uovo fritto". Riconoscerle aiuta a tenersi a distanza e a godersi il bagno in sicurezza.



