Se negli ultimi mesi avete guardato il prezzo di un banco di RAM o di un SSD e avete pensato che fosse un errore, non lo era. I componenti di memoria stanno diventando rapidamente la voce di costo più pesante dentro qualunque dispositivo elettronico, e la causa ha un nome preciso: intelligenza artificiale.
Di quanto stanno salendo i prezzi
I numeri arrivano dalla società di analisi TrendForce, un riferimento del settore. Secondo le sue stime, i prezzi contrattuali della DRAM — la memoria di lavoro, la RAM — sono saliti in modo record nel primo trimestre del 2026, e per il secondo trimestre TrendForce prevede ulteriori forti aumenti sia per la DRAM sia per la NAND Flash, la tecnologia su cui si basano SSD e memorie degli smartphone. Le cifre, riprese anche da Tom's Hardware, parlano di rincari trimestrali nell'ordine di diverse decine di punti percentuali. Non è un picco passeggero: il valore complessivo del mercato della memoria è atteso in forte crescita ancora nel 2027.
Perché succede: la fame di memoria dell'IA
La spiegazione è quasi banale nella sua dimensione. I grandi fornitori di cloud — Google, Microsoft, Meta, Amazon — stanno costruendo data center per l'IA a un ritmo senza precedenti, e quei server consumano quantità enormi di memoria ad alte prestazioni. Questi operatori sono disposti a pagare di più e a firmare contratti di fornitura a lungo termine pur di assicurarsi le scorte, sottraendole di fatto al resto del mercato, come spiega CNBC. Il risultato è uno squilibrio strutturale: i produttori di chip danno priorità ai server, e i fabbricanti di prodotti di consumo finiscono in fondo alla fila. La tensione sui prezzi, secondo gli analisti, non si allenterà prima del 2027-2028.
Chi viene colpito: dagli smartphone economici ad Apple
Il caso più eloquente è quello di Nothing. L'azienda ha confermato che il suo marchio low-cost CMF non lancerà un nuovo smartphone nel 2026: con gli attuali costi della memoria, spiega TechRadar, costruire un successore mantenendo specifiche e prezzo accessibile è diventato impossibile, perché la memoria peserebbe troppo sul costo dei componenti.
Ma il problema non riguarda solo i marchi economici. L'amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha avvertito che per i prodotti dell'azienda gli aumenti di prezzo sono ormai "inevitabili": Apple aveva assorbito i maggiori costi il più a lungo possibile, ma la situazione è diventata insostenibile. Quando perfino l'azienda più grande del mondo, con un enorme potere contrattuale sui fornitori, ammette di non potersi tirare fuori dalla stretta, il segnale per gli altri produttori — e per i consumatori — è chiaro.
Cosa aspettarsi come consumatori
Nel concreto, significa tre cose. Chi vuole assemblare o aggiornare un PC pagherà RAM e SSD molto più di un anno fa, e conviene non rimandare troppo gli acquisti necessari. Gli smartphone, in particolare la fascia economica e media, rischiano di aumentare di prezzo o di offrire meno memoria a parità di costo: il caso CMF mostra che alcuni modelli potrebbero proprio non uscire. E l'onda toccherà anche console e laptop, con possibili ritocchi al rialzo nei prossimi mesi.
La buona notizia, se così si può chiamare, è che si tratta di un ciclo: storicamente i prezzi della memoria salgono e poi calano quando arriva nuova capacità produttiva. La cattiva è che, questa volta, il calo non è atteso a breve. Fino ad allora, l'appetito dell'IA continuerà a farsi sentire sul nostro portafoglio.



