Alex Schwazer si è presentato davanti ai cronisti a Bolzano poche ore dopo aver ricevuto la notifica della nuova positività. Niente toni accesi né proclami: il marciatore 41enne, oro olimpico nei 50 km a Pechino 2008, ha parlato con la voce di chi ha già deciso di fermarsi. «Ho ricevuto stamattina questa contestazione di positività all'eritropoietina: non ho preso nulla, sono innocente ma non mi difenderò», ha dichiarato secondo quanto riportato dall'ANSA.
La nuova positività
La contestazione arriva dall'agenzia antidoping nazionale tedesca, la NADA, che ha sospeso Schwazer in via cautelare dopo aver rilevato tracce di eritropoietina sia nelle urine sia nel sangue. Il campione incriminato risale al 26 aprile 2026, giorno in cui l'atleta aveva vinto una gara di marcia a Kelsterbach, nei pressi di Francoforte. La notifica, ha raccontato, gli è stata recapitata nella mattinata stessa della conferenza, come riferisce Il Post.
La scelta di non difendersi
Il cuore della conferenza è stato proprio l'annuncio della rinuncia. Schwazer ha spiegato di non avere più la forza e l'energia per affrontare un nuovo procedimento fatto di udienze, perizie e ricorsi, dopo tanti anni di battaglie. Non si tratterebbe però di una resa totale: secondo la ricostruzione di Editoriale Domani, l'atleta avrebbe posto una condizione, ossia che venga analizzato anche un campione di riserva prelevato in modo indipendente dal suo allenatore Sandro Donati durante lo stesso controllo. In assenza di quella garanzia, Schwazer ha fatto capire di non avere fiducia nel sistema.
Il fantasma del 2016
È inevitabile leggere queste parole alla luce della vicenda del 2016, quando Schwazer risultò positivo a metaboliti del testosterone alla vigilia delle Olimpiadi di Rio. In quell'occasione il marciatore si è sempre dichiarato innocente, sostenendo la tesi della manipolazione dei campioni: il procedimento penale di Rieti rilevò elementi compatibili con un'alterazione delle provette, una conclusione contestata dall'agenzia mondiale antidoping (WADA). La prima squalifica era invece arrivata nel 2012, sempre per EPO, prima dei Giochi di Londra. Con la nuova contestazione si tratta del terzo caso di doping della sua carriera, una circostanza che, secondo le ricostruzioni, potrebbe esporlo al rischio di una sanzione molto pesante.
Cosa resta
La conferenza di Bolzano consegna l'immagine di un atleta che sceglie il silenzio processuale pur continuando a proclamarsi estraneo. La sospensione cautelare della NADA resta in vigore; su tempi e modalità del procedimento disciplinare le fonti non forniscono al momento dettagli definitivi.



