Nove giorni sotto le macerie
Nove giorni dopo, la speranza non si è ancora spenta. Come racconta l'ANSA, i soccorritori venezuelani continuano a scavare tra le rovine dello Stato di La Guaira, sulla costa caraibica, colpito il 24 giugno da un violento terremoto. Le zone più martoriate sono Caraballeda e Catia La Mar, dove i palazzi crollati hanno intrappolato decine di persone. Il bilancio delle vittime, secondo i dati citati dalle autorità e ripresi dall'agenzia, avrebbe raggiunto quota 2.595, un numero che rende il sisma una delle tragedie più gravi degli ultimi anni per il Paese.
La corsa per salvare Fabio
Il caso che tiene con il fiato sospeso è quello di Fabio, un bambino di nove anni rimasto sepolto sotto il palazzo Tahiti, un edificio di dodici piani sbriciolato a Caraballeda. Circa sei metri di cemento compatto separano il piccolo dalle squadre che lavorano senza sosta per raggiungerlo. Il bambino, riferiscono i soccorritori, sarebbe ancora vivo e in grado di comunicare, ma ogni movimento tra i detriti va calibrato con estrema cautela per non provocare nuovi crolli. A scavare ci sono anche squadre giunte da Argentina ed El Salvador, arrivate a dare manforte alle operazioni.
Il capo della polizia ritrovato vivo
Una notizia ha risollevato il morale delle squadre: il ritrovamento in vita di Gustavo Romero Matamoros, capo della polizia dello Stato di La Guaira, rimasto intrappolato per nove giorni sotto le rovine del condominio Oasis Beach, a Catia La Mar. Il contatto con lui è stato ristabilito solo di recente, segno che le ricerche hanno finalmente raggiunto sacche rimaste a lungo inaccessibili. Un episodio che alimenta la fiducia dei soccorritori: se un uomo è sopravvissuto così a lungo, altri potrebbero ancora farcela.
Soccorsi in affanno
Le operazioni, però, procedono a rilento. Secondo quanto dichiarato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez e riportato dall'ANSA, sono circa 19.000 gli effettivi mobilitati tra forze di polizia e militari. A pesare sono soprattutto le carenze di mezzi pesanti: mancano le gru necessarie a rimuovere i blocchi di cemento più grandi, e molte squadre sono costrette a lavorare con attrezzi leggeri, metro dopo metro. Sullo sfondo resta la sfida enorme della ricostruzione, con infrastrutture danneggiate e strutture sanitarie messe a dura prova. Sul fronte dei dati, restano invece da chiarire con precisione la magnitudo esatta della scossa e il numero complessivo dei feriti, che le fonti ufficiali non hanno finora dettagliato.



