Per la prima volta da anni, Apple ammette apertamente che dovrà alzare i listini. E la causa non è un nuovo dazio o un capriccio di marketing, ma la fame insaziabile di memoria che l'intelligenza artificiale ha scatenato sul mercato dei chip. È lo stesso fenomeno di cui abbiamo già scritto a proposito del rincaro di RAM e SSD trainato dai data center per l'IA, che ora arriva a toccare anche il colosso di Cupertino.

Cosa ha detto Cook, e dove

In un'intervista al Wall Street Journal, ripresa dalle principali testate tecnologiche, Tim Cook non ha usato giri di parole: «Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono inevitabili», ha dichiarato, aggiungendo che l'azienda sta facendo del suo meglio per mitigare gli enormi rincari. Secondo l'AD, Apple ha provato per mesi ad assorbire l'impennata dei costi per proteggere i clienti, ma la situazione ha ormai raggiunto un livello insostenibile. Il manager ha paragonato la crisi a un'«alluvione del secolo», sostenendo di non aver mai visto nulla di simile.

Perché l'IA fa salire il prezzo delle memorie

Il meccanismo è semplice quanto implacabile. I grandi gruppi del cloud — Google, Microsoft, Meta, Amazon — hanno gonfiato i budget di investimento per costruire infrastrutture di intelligenza artificiale, e questi server divorano memoria. In particolare la cosiddetta memoria ad alta banda (HBM), montata sugli acceleratori IA, consuma molta più capacità produttiva della memoria tradizionale e garantisce ai produttori margini ben più ricchi.

Il risultato è che i colossi dei chip — Samsung, SK Hynix, Micron — stanno dirottando le linee produttive dalla memoria di consumo verso quella per i data center. Meno DRAM e NAND disponibili per smartphone, PC e tablet, e prezzi alle stelle: secondo le stime citate dalla stampa, DRAM e NAND avrebbero registrato forti aumenti su base annua, in alcuni casi con tagli di memoria più che triplicati. Si tratta di stime di mercato, da prendere con cautela.

L'impatto su iPhone, PC ed elettronica

Le ricadute sui prodotti finiti sono già oggetto delle proiezioni degli analisti, anche se restano stime da verificare. Secondo le ipotesi riprese da IT Pro, il prossimo iPhone di fascia alta potrebbe costare sensibilmente di più, e i prezzi medi degli smartphone sono attesi in crescita nel 2026. Ma il problema travalica Apple: trattandosi di componenti comuni a tutto il settore, il rincaro colpisce l'intera elettronica di consumo — notebook, PC desktop, console e qualsiasi dispositivo che monti RAM o storage.

Il messaggio di fondo di Cook è quasi un appello: servono prezzi e offerta di memoria che tornino a livelli ragionevoli per i prodotti di consumo. Finché la domanda di IA resterà a questi ritmi, però, l'alluvione difficilmente rientrerà in fretta — e a pagare il conto saranno gli utenti finali.