La principessa di ghiaccio arriva dal futuro

C'è chi ha applaudito a lungo e chi ha fischiato. E forse non poteva andare diversamente. La Turandot di Giacomo Puccini in scena al Teatro Lirico di Cagliari non lascia indifferenti: la regia del giovane spagnolo Rafael R. Villalobos abbandona la Pechino favolistica dell'originale per trasportare l'opera in una società distopica dai toni fantascientifici. Una scelta coraggiosa — o provocatoria, secondo i punti di vista — che alla prima ha diviso la sala tra ovazioni e disapprovazione. Segno, comunque, che qualcosa ha funzionato: il teatro è vivo quando fa discutere.

Ghiaccio e fuoco in chiave sci-fi

Villalobos, che firma anche i costumi, costruisce la sua visione attorno alla dialettica di opposti che attraversa l'opera: ghiaccio e fuoco, morte e vita, crudeltà e amore. Ma proietta questa tensione in un futuro algido e spettacolare invece che nella Cina delle favole. Il coro di voci bianche è disposto su semicerchi metallici a diverse altezze, quasi un'immagine da film di fantascienza. Una rilettura che invita a riflettere sul potere, sulla violenza e sul desiderio come forza distruttrice e redentrice.

Sul podio e in scena

A reggere musicalmente l'allestimento è il direttore Michele Gamba, alla guida dell'orchestra del Lirico. Nel cast, secondo l'ANSA, il soprano Ewa Płonka nel ruolo della gelida principessa, Francesco Pio Galasso nei panni di Calaf — quello del celebre Nessun dorma — e Maria Novella Malfatti nella dolce Liù.

Il nodo del finale

Un dettaglio che gli appassionati non dimenticano: Turandot è incompiuta. Puccini morì nel 1924 lasciando la partitura senza finale, poi completato da Franco Alfano su indicazione di Toscanini. La produzione cagliaritana sceglie proprio il finale di Alfano, la versione più eseguita nei teatri di tutto il mondo. Le recite proseguono fino al 2 luglio: per chi è curioso di vedere cosa succede quando Puccini incontra il futuro — e vuole farsi un'idea propria su applausi e fischi — c'è ancora tempo.