Cosa chiede Utilitalia
Quando i fondi del Pnrr si esauriranno, l'Italia rischia di restare senza la spinta finanziaria che negli ultimi anni ha sostenuto l'ammodernamento di acquedotti, reti elettriche e impianti per i rifiuti. Per evitarlo, secondo Utilitalia — la federazione che riunisce le imprese dei servizi pubblici di acqua, ambiente ed energia — servono investimenti per circa 19,5 miliardi di euro l'anno.
La cifra, attribuita alla federazione da Il Sole 24 Ore, si scompone in tre comparti: 6 miliardi per il servizio idrico, 2 miliardi per i rifiuti e 11,5 miliardi per l'energia, in particolare per la modernizzazione e la resilienza delle reti di distribuzione. Si tratta di un fabbisogno annuale strutturale, destinato a subentrare a una stagione di investimenti che il Pnrr ha alimentato in modo straordinario.
Perché: reti vecchie e acqua che si perde
Il nodo più critico resta quello idrico. Secondo i dati ISTAT relativi al 2022, le reti italiane disperdono il 42,4% dell'acqua potabile immessa in distribuzione: una quantità enorme, che basterebbe a coprire il fabbisogno di decine di milioni di persone. Acquedotti datati e mai del tutto rinnovati lasciano letteralmente colare via quasi metà della risorsa trasportata.
Il problema non è uniforme. L'ISTAT conferma il classico gradiente Nord-Sud: le perdite superano la media nazionale in diverse regioni del Centro-Sud, con i valori peggiori in Basilicata, Abruzzo e Molise, mentre Emilia-Romagna e Valle d'Aosta registrano i risultati migliori. Non a caso lo sforzo finanziato dal Pnrr, ricorda Utilitalia, si è concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, dove il divario infrastrutturale è storicamente più marcato.
Cosa significa per i cittadini
Per coprire questo fabbisogno, Utilitalia avverte che la sola finanza ordinaria non basta, ma il conto non può nemmeno essere scaricato interamente sulle tariffe pagate dalle famiglie. Il presidente della federazione, Luca Dal Fabbro, ha sottolineato — secondo quanto riportato anche dall'ANSA — la necessità di affiancare alle tariffe un sostegno pubblico per il comparto idrico, evitando che il peso ricada solo sugli utenti.
Per aggregare i finanziamenti a medio-lungo termine, la federazione propone un basket bond di settore, sviluppabile in un orizzonte di sei-dodici mesi e costruito insieme a banche, fondi di credito, investitori istituzionali e Banca europea per gli investimenti (BEI). L'obiettivo è soprattutto aiutare gli operatori più piccoli ad accedere ai capitali necessari.
La posta in gioco per i cittadini è doppia. Da un lato la qualità del servizio: ridurre le perdite, rendere più resilienti le reti e ammodernare l'impiantistica dei rifiuti significa meno guasti, meno razionamenti nelle estati siccitose e un servizio più affidabile, soprattutto al Centro-Sud. Dall'altro le bollette: se gli investimenti non saranno sostenuti da risorse pubbliche o da strumenti finanziari dedicati, una parte crescente del costo rischia di trasferirsi sulle tariffe.
La scommessa, in sostanza, è trovare un equilibrio tra fondi pubblici, capitali privati e tariffe sostenibili, prima che la fine del Pnrr lasci scoperto un Paese che continua a perdere lungo le sue tubature buona parte dell'acqua che produce.



