Una cifra che fa tremare l'industria europea

Volkswagen si prepara a quello che potrebbe diventare il più drastico piano di tagli della sua storia. Secondo indiscrezioni della stampa economica tedesca, rilanciate da diverse testate internazionali, il documento strategico interno del gruppo punterebbe a eliminare fino a 100mila posti di lavoro su scala globale — quasi un dipendente su sei, su un totale di circa 657mila. Una cifra che non è stata confermata ufficialmente dall'azienda, ma che, se vera, ridisegnerebbe il primo produttore di auto d'Europa e il maggiore datore di lavoro privato della Germania.

Un possibile raddoppio dei piani

Il dato più dirompente è che si tratterebbe di un raddoppio rispetto al piano comunicato pochi mesi prima: a marzo erano stati annunciati circa 50mila tagli complessivi tra i vari marchi del gruppo. La nuova soglia segnerebbe quindi un'accelerazione netta. Le stesse fonti, riprese dall'ANSA, parlano della possibile dismissione di quattro stabilimenti tedeschi, tra cui impianti recentemente riconvertiti all'elettrico — un paradosso, visti gli investimenti miliardari sostenuti per la transizione.

Le cause: domanda EV, Cina e dazi

Dietro la stretta c'è una tempesta perfetta: il calo della domanda di auto elettriche, il crollo delle vendite in Cina e la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori cinesi in Europa, a cui si aggiungono i dazi statunitensi e una redditività in forte contrazione. Il gruppo deve recuperare margini in un mercato che cambia più in fretta di quanto la sua struttura industriale, pesante e radicata, riesca a fare.

I sindacati: «Nessuna chiusura»

La reazione dei sindacati è stata immediata e durissima. IG Metall e il Consiglio di fabbrica hanno parlato di «minacce irresponsabili», ribadendo che chiusure di stabilimenti non passeranno. Va ricordato che la VW-Gesetz, la legge che disciplina la governance del gruppo — con il Land della Bassa Sassonia azionista — richiede una maggioranza dei due terzi nel Consiglio di sorveglianza per chiudere impianti: un ostacolo non da poco.

Il 9 luglio la data chiave

Per ora i 100mila restano una cifra attribuita a fonti interne, pesantissima ma non ratificata; l'azienda, interpellata, ha risposto che le decisioni spettano agli organi competenti e non vanno anticipate. La data cerchiata in rosso è il 9 luglio, quando il Consiglio di sorveglianza esaminerà il piano. Alcuni analisti ipotizzano che il numero più alto sia anche una leva negoziale, destinata a ridursi nel confronto con sindacati e azionisti pubblici. Quel che è certo è che Wolfsburg non ha mai affrontato una crisi di questa portata — e che le sue scelte avranno ricadute su tutta la filiera automobilistica europea, Italia compresa.